Unipol, Fassino "indaga" Bertinotti e la Forleo

Il segretario Ds rovescia le accuse: &quot;Sgradevole il presidente della Camera su di noi&quot;. Poi attacca il &quot;Corriere della sera&quot;: ci denigra. <strong><a href="/a.pic1?ID=195314">Intercettazioni alle Camere, Mastella agli alleati: basta ricatti</a></strong><br />

Roma - «Ho trovato sgradevole che il presidente della Camera abbia usato espressioni che fanno ritenere che ci sia qualcuno tra noi che chiede privilegi. Proprio la chiarezza e la limpidezza del comportamento ci porta a dire che consideriamo gravi e lesive le formulazioni della dottoressa Forleo nell’ordinanza». Piero Fassino parla ai segretari regionali dei Ds. E, dopo aver nuovamente stigmatizzato il comportamento del gip di Milano («Stupisce che un magistrato usi espressioni che dette da qualsiasi altro cittadino sarebbero passibili di querela»), apre un altro fronte interno alla sinistra, accendendo uno scontro ad alta tensione con Fausto Bertinotti, reo di aver pronunciato una frase - «niente privilegi per i parlamentari» - letta dal segretario dei Ds come una stoccata nei suoi confronti.
Le spade dei due alti dirigenti dell’Unione si incrociano nel giorno in cui la Giunta per le autorizzazioni della Camera riceve le ordinanze del gip di Milano, Clementina Forleo, sul caso Unipol. Una circostanza che, evidentemente, contribuisce a scaldare gli animi. E così il segretario dei Ds - che il giorno prima aveva incassato in silenzio - prende la parola e contrattacca, scegliendo un aggettivo - «sgradevoli» - che risuona, nella sua irritualità, come uno schiaffo a mano aperta rivolto contro la terza carica dello Stato.
«Il partito non ha alcuna obiezione a che il Parlamento accolga le richieste di Clementina Forleo» annuncia Fassino. «Ma non fa parte della nostra storia ricorrere a privilegi. Trovo sgradevole che il presidente della Camera abbia usato espressioni che fanno ritenere che ci sia qualcuno tra noi che richiede privilegi. Non ho difficoltà a ribadire che i comportamenti adottati da me, D’Alema e Latorre sono stati limpidi e trasparenti. Non c’è nulla di cui vergognarsi». «Le cose devono essere molto chiare» prosegue. «Noi non abbiamo timore di assumerci tutte le nostre responsabilità, ma anche chi ha una funzione istituzionale deve essere capace di assumersi coerentemente tutte le responsabilità. E la prima legge che regola la vita di questo Paese è che le persone devono essere rispettate nella loro personalità e dignità».
L’attacco fassiniano allarga poi il suo raggio d’azione e investe anche i mezzi di informazione. «Sul piano politico» si sfoga Fassino «non può essere non visto che questa vicenda da più di due anni a questa parte viene utilizzata strumentalmente, in primo luogo da una parte dell’informazione italiana, per condurre una campagna di aggressione e di denigrazione al nostro partito e ai nostri dirigenti». E il segretario Ds - dopo aver citato una corrispondenza del 1916 tra Luigi Einaudi e l’allora direttore del Corriere della Sera, Luigi Albertini - invia una indiretta stoccata a Paolo Mieli a cui consiglia la lettura di questo carteggio, tutto incentrato sul potere di influenza della grande stampa sull’opinione pubblica.
Sull’altro fronte, quello del presidente della Camera, si cerca di gettare acqua sul fuoco. La replica è infarcita di richiami istituzionali e finalizzata ad abbassare i toni. Ma Fausto Bertinotti non fa certo marcia indietro, ribadendo con limpida chiarezza che il Parlamento sulla vicenda intercettazioni deve «fare bene e presto». «Quello che ho detto è stato generalmente inteso come un atto di sensibilità del Parlamento necessario nei confronti della magistratura e viceversa», replica il numero uno di Montecitorio al segretario Ds «ma non coinvolgeva minimamente alcuno. Per parte mia non l’ho neanche nominato. Sulle persone c’era stata una dichiarazione precisa che distingueva il caso delle persone da quello del rapporto tra Parlamento e magistratura. Chiunque può averle sentite ma non voglio far polemiche».
Il presidente della Camera si concentra, in particolare, sulla necessità di ricucire ogni possibile ferita creatasi nel rapporto tra politica e magistratura. «Tutto possiamo permetterci, tranne che uno scontro istituzionale. Come la magistratura deve avere rispetto per il Parlamento, il Parlamento deve avere un atteggiamento dialogante con la magistratura. Non è il momento dei contrasti e degli scontri istituzionali, ma è il momento del dialogo e di fare atti che restituiscano fiducia alle istituzioni».