Unipol-Fonsai, il crac Ligresti mette a rischio i concambi

Massimo Restelli

Il crac di Imco e Sinergia potrebbe costringere Unipol e Fonsai a rimettere mano ai concambi della fusione, per un effetto valanga innescato da Milano Assicurazioni. Su quest’ultima si concentrano i maggiori rischi, in termine di esposizione, collegati al fallimento delle due holding immobiliari dei Ligresti. L’effettiva ricaduta dipenderà dal tasso di recovery, ma se Milano dovesse mettere a bilancio anche solo una cinquantina di milioni, sui 136 di esposizione, sarà facile per Unipol chiedere di rivedere il peso della società nella fusione e quindi quello dell’intera «casa Ligresti». L’Isvap, da cui emergono segnali sempre più tesi, ieri ha convocato d’urgenza l’ad e il presidente di Fonsai, Erbetta e Ruccellai per un punto sulla situazione visto che i margini sono già ai minimi. L’ad Unipol Carlo Cimbri e il numero due Gian Luca Santi erano a Mediobanca per stringere sugli aumenti.
In Piazzetta Cuccia ha fatto visita anche Salvatore Ligresti, coinvolto in un’inchiesta destinata a farsi più pesante. La sentenza di fallimento di Imco e Sinergia ha aperto le porte a nuove incursioni della Procura milanese nei meandri degli affari ligrestiani. E con la prospettiva di una incriminazione per concorso in bancarotta fraudolenta dei vertici del gruppo.
L’intera gestione del fascicolo d’inchiesta ha avuto l’obiettivo di separare i destini delle realtà industriali del gruppo Ligresti dall’indagine sulle operazioni finanziarie, in modo tale che un esito traumatico delle indagini non si ripercuotesse sui posti di lavoro. Anche per questo il pm Luigi Orsi aveva deciso ad aprile di puntare al fallimento di Imco e Sinergia, senza chiudere al salvataggio di Fonsai.
Ora la Procura tornerà ad analizzare le dissipazioni compiute nel corso degli ultimi anni del capitale sociale delle due spa, a partire da un dato contabile abbastanza vistoso: a fronte di 600 milioni di entrate dalle controllate, Imco e Sinergia sono riuscite ad accumulare un passivo di 400 milioni. In totale, un miliardo che bisognerà capire che fine abbia fatto. È verosimile che su cifre di questo tipo le dissipazioni a favore di aziende di famiglia dei Ligresti siano state gocce nel mare, ma ciò non toglie che possano portare la Procura a formulare imputazioni di bancarotta a carico di uno o più esponenti dell’albero genealogico.