Unipol, fumata nera sui nuovi vertici

Stefanini vicino alla presidenza, non c’è accordo sul nome dell’amministratore delegato. Oggi Cda della holding Holmo

Marcello Zacché

da Milano

Fumata nera. O forse solo tatticismo. Sta di fatto che dalla serie di riunioni a livello nazionale che ieri hanno visto sfilare a Bologna i vertici delle coop «rosse», aderenti alla Lega, non è emersa una posizione unitaria sui futuri vertici dell’Unipol.
Stamane a Bologna la holding Holmo, che attraverso la cassaforte Finsoe controlla la maggioranza della compagnia assicurativa, riunisce il consiglio d’amministrazione dal quale dovrebbe uscire il nome del nuovo uomo forte per sostituire Giovanni Consorte alla guida del gruppo. E lunedì in via Stalingrado è già convocato il cda della società, dove le dimissioni di Consorte, insieme con quelle del suo vice Ivano Sacchetti e del consigliere Emilio Gnutti verranno formalizzate per poi procedere alla cooptazione dei sostituti con l’assegnazione delle deleghe. Ma nella serata di ieri non era ancora facile capire cosa avessero deciso i cooperatori.
I casi sono due: o ieri mancava ancora l’accordo oppure, vista la delicatezza della situazione, i leader potrebbero essersi imposti la consegna del silenzio. Sta di fatto che il presidente di Legacoop, Giuliano Poletti, si è limitato a confermare la necessità della «distinzione» tra il ruolo rappresentativo, di raccordo e di garanzia del presidente, e quello operativo svolto «da uno o più amministratori delegati». Nessuna indicazione, invece, sulla forma che dovrebbe assumere questo modello: se con un unico amministratore delegato o con un direttorio che si divida le responsabilità della gestione; e se l’assetto debba essere quello definitivo, oppure solo transitorio, in attesa della prossima assemblea di aprile. I nomi sono sempre gli stessi: il presidente di Holmo e Legacoop, Pierluigi Stefanini, è il candidato per la presidenza, mentre il direttore finanziario Carlo Cimbri sarebbe il possibile ad, a cui verrebbero affiancati due condirettori. Ma ieri tutto è tornato in alto mare.
La realtà è che la spaccatura tra la componente emiliana, che ha sostenuto da sempre la scalata all’Unipol e ha difeso fino all’ultimo Consorte, e quelle coop toscane che con l’appoggio di altre varie componenti vogliono invece rompere del tutto con il passato, sembra irrecuperabile. Al punto che persino la presidenza di Stefanini sarebbe tornata in discussione, mentre per Cimbri non ci sarebbe alcuna garanzia di «promozione». Lo stallo sarebbe dovuto al fatto che la gestione della partita è ormai esclusivamente «politica»: le coop cercano di evitare la conta e di trovare una quadra che ricompatti l’intero mondo sotto un unico cappello economico. E pure finanziario: in questo senso vanno lette le sollecitazioni alla «finanza rossa» perché, in questi giorni tristi, si ricompatti anche con il Monte dei Paschi. Limitando i danni, aumentando le coperture, ma gettando nel contempo le basi perché, passata la buriana, si possa riprendere a costruire un progetto economico-finanziario con una sua logica senza avere nel frattempo perso né valore capitale, né posizioni strategiche. Tutt’altra cosa se, invece, si andasse alla conta: in Holmo vincerebbero senz’altro le coop di consumo che hanno appoggiato Consorte sino alla fine: sono quelle che contano di più. Ma questa soluzione, forse, non la vuole nessuno.