Unipol, «mister x» e la guerra segreta di Consorte

Milano - Spunta un personaggio chiave nell’inchiesta per estorsione che la procura di Bologna sta conducendo su Pierluigi Stefanini, il numero uno di Unipol, denunciato per violenza privata dall’ex presidente del gruppo Gianni Consorte. Indagini che vengono condotte per accertare se Consorte fu vittima di un ricatto e di indebite pressioni che lo portarono a lasciare il gruppo assicurativo di via Stalingrado.

Questa persona tra gennaio e febbraio del 2006 si sarebbe fatta avanti proprio con Consorte, portando dai piani alti di Unipol un messaggio che non lasciava spazio a mediazioni: o ti dimetti volontariamente o il Cda porta avanti il licenziamento per giusta causa, alimentando anche una campagna stampa contro di te. Questo stando almeno a quanto ha denunciato lo stesso Consorte.

Nella querela si sottolinea che questa persona, indicata con nome e cognome e che presto sarà convocata dal procuratore capo Enrico Di Nicola e dai pm Antonello Gustapane e Enrico Cieri, non faceva parte del Cda di Unipol, e quindi non poteva essere a conoscenza del fatto che in Consiglio avrebbero portato il licenziamento di Consorte per giusta causa.

Il procuratore capo Di Nicola vuole chiarire rapidamente la verità. Tanto che ha già sentito come testimone uno dei due latori dei messaggi indicati da Consorte, ovvero il consigliere Piero Collina. Che avrebbe ammesso sì di aver incontrato l’ingegnere respingendo però la tesi delle pressioni.

La denuncia di Consorte va però inquadrata in una strategia più ampia che l’ex presidente di Unipol sta portando avanti. E che con il deposito delle intercettazioni telefoniche ha subito una (inevitabile) accelerazione. Consorte ha lavorato sottotraccia per mesi cercando di individuare un obiettivo. Chi, in sede finanziaria ma anche istituzionale, si è attivato affinché l’operazione su Bnl saltasse.

L’ingegnere ritiene infatti di esser stato vittima di una partita giocata tutta all’interno della sinistra e che ha portato come sacrificio l’azzeramento dell’Opa sulla banca. Un altro fronte si è invece aperto più di recente con una spaccatura sorprendente tra l’attuale management di Unipol e Consorte. A chi gli ha parlato, l’ingegnere tiene infatti a precisare di non aver nulla contro il gruppo. Anzi, i passaggi e le operazioni finanziarie condivise sono per lui motivo d’orgoglio. L’ex presidente non sembra individuare invece mediazioni con chi ha innestato procedimenti paralleli surrettizi.

Di qui lo scontro durissimo con l’attuale dirigenza. E la presentazione di questa prima querela. Alla quale potrebbero seguirne presto delle altre. Anche contro altre persone, se è vero che Consorte da oltre un anno ha messo al lavoro un team difensivo per concretizzare la contro-inchiesta.

Da parte sua, Stefanini a chi lo ha sentito si è mostrato tranquillo. E ribadisce quanto già diffuso mercoledì, ovvero che l’iscrizione nel registro degli indagati per estorsione non lo spaventa. Anzi, già vi sono stati dei contatti con la procura di Bologna per dare ai Pm tutta la documentazione necessaria a chiarire la vicenda.

Stefanini si mostra convinto che la società ha agito senza commettere errori nei confronti di Consorte. Ma da quest’ultimo pare arrivare una controffensiva giudiziaria che non si limiterà al capitolo delle dimissioni forzate. Ma toccherà altre vicende, come la cessione degli immobili oggetto di altro procedimento penale aperto dalla procura di Roma e che aveva portato a diversi sequestri.