Unipol, nell’inchiesta entra l’agenda di Fazio

I Pm di Roma: prima le intercettazioni, poi decideremo se indagare qualcuno

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Quante volte nel 2005 Antonio Fazio ha incontrato Giovanni Consorte, presidente di Unipol e il suo braccio destro Ivano Sacchetti? Quando il governatore di Bankitalia si è visto con Manuel Gonzales del Bbva? Per la prima volta in un’inchiesta giudiziaria le agende del governatore della banca centrale finiscono nel mirino degli inquirenti. Infatti il sostituto procuratore Perla Lori e il procuratore aggiunto Achille Toro di Roma hanno chiesto formalmente a Fazio quante volte e quando si è incontrato con i protagonisti dello scontro per il controllo di Bnl. Una richiesta alla quale il governatore ha risposto in tempi brevi, indicando i tre incontri avuti con Gonzales, i due con i vertici di Unipol, Consorte e Sacchetti, e un unico appuntamento avuto con Luigi Abete.
Ma non si tratta dell’unico elenco richiesto dalla Procura. I magistrati hanno infatti rivolto gli stessi interrogativi - e questo apre scenari nuovi - anche al capo della vigilanza di Bankitalia, Giovanni Frasca, indagato per abuso d’ufficio nell’inchiesta gemella su Antonveneta. Con chi si è incontrato Frasca? Qui l’elenco ricevuto da palazzo Koch è più articolato. Ci sono stati 4 incontri con l’immobiliarista Stefano Ricucci, alcuni con Luigi Abete, Manuel Gonzales, Gaetano Caltagirone e Diego Della Valle.
La richiesta offre diverse interpretazioni ed è spunto per una riflessione. La prima: Toro e Lori stanno accelerando su Bnl. Lo dimostrano anche i documenti acquisiti in Bankitalia ora al vaglio della Procura come la corrispondenza avuta tra la banca centrale e alcune società: la finanziaria Holmo (Unipol), Della Valle e gli spagnoli del Bbva. Sono state acquisite in copia anche le diverse autorizzazioni rilasciate da Bankitalia, come quella ottenuta dalla Holmo per salire in Bnl sino al 14,99 per cento. O come quella analoga, in corso di Ops, ottenuta dal Bbva per acquisire una partecipazione non superiore al 30 per cento. In altre parole l’indagine su Bnl che languiva di fatto senza indagati e in una posizione di secondo piano rispetto ad Antonveneta, assume ora rilievo con acquisizioni a tappeto in Bankitalia. C’è da aggiungere che sono proprio Toro e la Lori a condurre questa inchiesta, senza deleghe alle forze di polizia. Gli unici aiuti «esterni» arrivano infatti da due consulenti, si tratta di professionisti romani, nominati fin dalle prime battute.
Il secondo punto è che ricevute le intercettazioni di Consorte, effettuate dalla procura di Milano, i Pm della capitale decideranno se compiere delle iscrizioni nel registro degli indagati. Le iniziali ipotesi di reato, manipolazione del mercato, ostacolo all’attività della Consob, potrebbero essere ampliate. Di sicuro i Pm romani mirano a due obiettivi. Innanzitutto verificare la correttezza nella tempistica avuta da Bankitalia sulle operazioni finanziarie che hanno riguardato Bnl. Bisogna poi capire se le parti interessate hanno avuto un trattamento equo da parte della banca centrale. Gli interlocutori dei contendenti erano due: Frasca e Fazio. Da qui, gli elenchi.
Sul fronte milanese, invece, a Milano si è tenuto un vertice dei Pm con tutti i principali ufficiali della Guardia di Finanza che seguono l’inchiesta Antonveneta. Una riunione operativa, certo, prima della partenza dell’aggiunto Francesco Greco per le ferie, ma anche un segnale preciso all’esterno. Fiducia e collaborazione. Tant’è che sia il procuratore capo Manlio Minale, sia Greco hanno voluto rinnovare, seppur non ce ne fosse bisogno, la fiducia agli investigatori. E infatti nello sviluppo delle intercettazioni, la procura è sempre aggiornata su quanto accade. A iniziare dalla «presunta» talpa e dall’effettivo ruolo che essa potrebbe aver avuto ma che, evidentemente, non ha. Altrimenti la posizione, è ovvio ritenere, sarebbe stata approfondita a dovere o stralciata e inviata a Brescia. Invece, già i primi elementi acquisiti andavano in direzione contraria.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it