«Unipol, Penati ha pagato la scalata di Gavio»

«Per il risarcimento c’è l’intenzione di chiedere altri 92 milioni». Il ricorso della Cdl contro l’acquisto delle quote dell’autostrada non firmato dalla Lega

Gianandrea Zagato

«Una quota rilevantissima di plusvalenze, 175 milioni di euro, sono state fatte avere a un imprenditore privato proprio nell’imminenza delle elezioni per favorire la scalata Unipol. Forse anche la magistratura penale potrà dire la sua». Accusa firmata da Gabriele Albertini che mette uno dietro l’altro i fatti. Il diessino Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, paga 238 milioni di euro - «soldi dei contribuenti» - per comprare una quota della società in mano al costruttore Marcellino Gavio che in cambio ottiene una plusvalenza di 175 milioni. Domanda: perché Penati fa quest’operazione priva di senso per ottenere «qualcosa» ovvero il controllo della società che già aveva con il patto di sindacato con il Comune di Milano?
La risposta, secondo il sindaco, è politica e sta nei rapporti tra il gruppo Gavio e i Ds: «Una quota significativa della plusvalenza pagata da Penati è stata poi utilizzata da Gavio per finanziare (insieme ad altri, ndr) la scalata a Unipol. Denaro pubblico che porta un vantaggio economico rilevantissimo ad un imprenditore privato che poi aiuta ancora quella componente politica che ha fatto questo passaggio per controllare una società finanziaria». Sospetti gravi suffragati da «elementi di conoscenza che danno, nell’insieme, un senso a quello che è avvenuto» e che, quindi, aggiunge il sindaco, «potrebbe far dire la sua alla magistratura penale». E per la cronaca, sul tema, ricorda Albertini ci sono gli atti processuali, quelli dove si racconta come «“il compagno Greganti” ricevette tangenti dal gruppo Gavio per qualche miliardo di lire, e che il dottor Piccinini, già per un decennio presidente della Lega delle cooperative di Reggio Emilia, sia stato presidente della Sinelec, società del gruppo Gavio fornitrice di sistemi automatici per i pedaggi autostradali».
Ricordi con tanto di invito «ai cronisti di indagare, indagare e indagare» che seguono un’accusa, quella relativa all’operazione Serravalle fatta dalla Provincia, che non è solo firmata da Albertini: «Ripeto quanto detto da Bruno Tabacci, osservazioni misteriosamente non riprese da nessuno e che attendono una risposta decisiva in sede giudiziaria». Non solo dai giudici penali ma anche dal Tribunale amministrativo e dalla Corte dei Conti, «credo che 238 milioni spesi per acquisire un controllo già esistente è una spesa non nell’interesse della collettività e, quindi, un danno erariale». Chiarezza attesa su «una scelta scorretta, inaccettabile e contraria agli interessi di Milano» che il sindaco fa seguire da una richiesta di risarcimento: «Oltre a quello che già avevamo indicato, un milione di euro, abbiamo intenzione di chiederne altri 92 ovvero la differenza del prezzo pagato dalla Provincia a Gavio per il quindici per cento, pari a 9 euro per azione e il valore di sei euro chiesto per la vendita da un’altra amministrazione pubblica. La differenza sul totale rilevato dalla Provincia pari, appunto al 15 per cento, è appunto di 92 milioni di euro». Ma al di là dei conti e delle accuse «circostanziate che, isolatamente, possono non essere conseguenti ma che nell’insieme danno un senso a ciò che è accaduto» c’è pure «la curiosa scelta della Lega di non firmare il ricorso presentato dall’opposizione in Provincia».
Ricorso sottoscritto da Forza Italia, Udc e An che sostengono l’illegittimità «delle delibere 2005, numero 588 e 589, della giunta» che dà il via libera «all’operazione finanziaria d’acquisto delle azioni su pegno con Banca Intesa» senza però aver consultato il consiglio provinciale «ponendo così a rischio il patrimonio dell’ente con una negoziazione non prevista dall’ordinamento di via Vivaio e dai bilanci previsionali deliberati dal consiglio provinciale». Altra tegola su Penati che ripercorrendo la vicenda mentre definisce «dichiarazioni disperate e infamanti quelle di Albertini» non garantisce i milanesi che «nella Serravalle di domani non ci saranno appalti affidati direttamente senza gara, come si è ricominciato a parlare invece già nell’ultimo consiglio d’amministrazione». Se così non fosse, commentano da Forza Italia, Penati dovrebbe imporre la vendita di Valdata, partecipata di Serravalle, per ridare gli appalti al mercato come richiesto all’unanimità dal suo consiglio provinciale, «ma forse, adesso, il presidente della Provincia non può più farlo».