Unipol, il pranzo segreto tra Ds e Generali

Adalberto Signore

da Roma

Il giorno dopo l’incontro con i Pm di Roma negli uffici bunker di piazza Adriana, Silvio Berlusconi lancia il suo affondo. E racconta per filo e per segno quanto già riferito ai magistrati che indagano sul caso Unipol. Notizie, spiega il premier, avute dall’imprenditore Tarak Ben Ammar e che sono «molto gravi» sul piano politico, ma «non rilevanti» su quello penale.
Ds, Unipol e Generali. Così, nel corso della trasmissione Conferenza Stampa condotta da Anna La Rosa, Berlusconi riferisce di «quattro» esponenti dei Ds seduti intorno a un tavolo con il presidente delle Assicurazioni Generali Antoine Bernheim in occasione di una «cena, colazione o piccola colazione». Un «incontro conviviale» richiesto dai dirigenti della Quercia non certo per sapere da Bernheim «come stava di salute», visto che l’8,7% delle azioni Bnl detenuto da Generali era «decisivo» affinché la scalata di Unipol andasse a buon fine. Tutto questo, secondo il premier, dimostrerebbe che «mente chi dice di aver solo fatto il tifo», visto che «sono scesi personalmente in campo». Ai Pm, aggiunge, «ho semplicemente raccontato da chi avevo avuto questa informazione» dicendogli «sentite voi, se credete, in modo più approfondito i protagonisti di questa vicenda».
I quattro nomi. Chi siano i dirigenti dei Ds che avrebbero fatto pressioni sul numero uno di Generali, però, Berlusconi preferisce non dirlo: «Ho fatto i nomi ai magistrati, pubblicamente non intendo farlo». Ma nel solito vociare che in casi come questi si leva in Transatlantico, i due più gettonati - anche tra gli stessi Ds - sono Massimo D’Alema e Nicola Latorre. Qualche dubbio, invece, resterebbe sugli altri due convitati per i quali c’è una rosa di quattro nomi. Il premier, poi, torna sul ruolo di Bernheim e conferma che fu proprio lui «l’importante azionista» che gli aveva chiesto se c’era una posizione del governo sulla scalata a Bnl. «Cosa gli risposi? “No, in Italia c’è libero mercato, Generali faccia ciò che riterrà più conveniente per i suoi azionisti”».
Le smentite. Già di prima mattina, quando Berlusconi ancora non è arrivato negli studi di Conferenza Stampa, sia le Assicurazioni Generali che il gruppo Caltagirone smentiscono di aver subito pressioni per vendere azioni della Bnl. «Le indiscrezioni apparse sui giornali - si legge nella nota - sono prive di fondamento». Nessun comunicato, invece, arriva dal gruppo triestino dopo il j’accuse del premier.
Tifo e collateralismo. Berlusconi, poi, torna sul ruolo avuto dalla Quercia. «Non mi sembra - spiega - che si possa dire “noi non abbiamo fatto nulla” e poi andare a contattare il detentore del pacchetto di azioni che determina o meno la possibilità di avere la maggioranza dentro l’ente che si vuole conquistare per il sistema finanziario del Pds-Ds». E insiste: «Il collateralismo tra le coop rosse e le giunte regionali, provinciali, comunali di certe regioni d’Italia è qualcosa che dura da moltissimi anni».
Persecuzione e politica. Berlusconi, poi, respinge l’accusa di fare un uso politico delle Procure. «Da dodici anni - dice - sono vittima di una persecuzione giudiziaria senza eguali». «Dai magistrati - aggiunge - ci sono andato perché sono stati loro, prima Bertinotti e poi Fassino, a chiedermelo. D’altronde, immagino cosa mi avrebbero detto se, dopo il loro invito, non fossi andato».
Confronti tv. Si parla anche dei prossimi appuntamenti elettorali in televisione. E Berlusconi attacca Fassino che mercoledì scorso ha rimandato il faccia a faccia a Porta a Porta: «Parole contro fatti, chiacchiere contro lavoro, capisco che abbiano paura. Mi auguro che Prodi non abbia paura anche lui». Però, del confronto di giovedì prossimo con D’Alema non se ne parla. Alle ripetute insistenze della conduttrice, Berlusconi cerca più d’una volta di svicolare e all’ultimo assalto replica secco: «Quel giorno c’è la prima puntata del Grande Fratello. Vuole che ci confrontiamo con una concorrenza così difficile? Meglio un’altra sera». «Scandalosa», invece, la presenza del segretario Ds a Che tempo che fa. «L’altra settimana Fabio Fazio ha ospitato Veltroni e oggi Fassino, sempre senza contraddittorio», dice nel pomeriggio durante un vertice a Palazzo Grazioli sul programma da presentare agli elettori per i prossimi cinque anni di legislatura.
Putin e Apicella. Dopo aver parlato di politica per quaranta minuti, il premier chiude Conferenza stampa con un retroscena canoro e racconta come è nata la performance con Apicella in Sardegna (poi trasmessa in un filmato amatoriale da Striscia la notizia). «Cantavo - dice - perché ero stato con Vladimir Putin in giro e nessuno lo aveva riconosciuto, probabilmente pensavano che fosse una delle mie guardie del corpo». «Così - prosegue - visto che ci era rimasto male sono andato in un villaggio vacanze vicino casa mia e ho detto “mi raccomando, vi porto Putin, fategli molte feste”. E loro mi fecero capire che lo avrebbero onorato solo se avessi fatto un concertino con Apicella». «Per amor di patria e per le relazioni internazionali dell’Italia - conclude - ho fatto anche questo».
Programma e fisco. Uno dei punti a cui più tiene Berlusconi tra quelli discussi ieri a Palazzo Grazioli è la riduzione della pressione fiscale. «Nell’ultimo Dpef - spiega Renato Brunetta, consigliere economico di Palazzo Chigi - abbiamo già stabilito una riduzione sotto il 40% entro il 2007. Il prossimo obiettivo, e lo metteremo nel programma, sarà arrivare entro il 2010 a una pressione fiscale del 38%».