Unipol, pressioni sul gip Forleo per "tener fuori" D’Alema

In primavera le fu consigliato di non depositare in cancelleria il testo delle intercettazioni che coinvolgono il ministro degli Esteri diessino

Milano - Pressioni per non depositare le intercettazioni di D’Alema nell’inchiesta Unipol. Ecco l’ultimo capitolo, ancora inedito, delle «intimidazioni» di cui Clementina Forleo aveva parlato in tv ad Annozero. Un soggetto istituzionale, nella primavera di quest’anno, la contattò e le suggerì un passo preciso: non depositare in cancelleria i testi delle conversazioni in cui il presidente dei Ds parlava col numero uno di Unipol Giovanni Consorte della scalata di Unipol al Bnl. Il gip milanese, naturalmente, respinse la proposta e mise a disposizione della parti processuali quei testi; nei prossimi giorni, secondo quanto risulta al Giornale, il gip porterà a conoscenza dell’autorità giudiziaria anche questa storia.

Il 24 ottobre la Forleo aveva presentato un primo corposo esposto al Nucleo operativo dei carabinieri di Milano. Il giudice, esasperato dal clima di tensione creatosi intorno a lei dal 2005, aveva ricostruito una serie di episodi inquietanti ambientati nella sua terra d’origine, Francavilla Fontana, in provincia di Brindisi: telefonate mute a casa dei genitori, un incidente che aveva distrutto le coltivazioni della proprietà di famiglia estesa per quasi 90 ettari, altri fatti preoccupanti. Soprattutto, la Forleo se l’era presa con l’inerzia dei Pm brindisini e della polizia giudiziaria della città pugliese che, a distanza di oltre due anni, non erano ancora riusciti a scoprire chi fossero i suoi nemici.

In coda, il magistrato aveva aggiunto poche, esplosive righe aprendo un altro, delicatissimo fronte: «Mi riservo, perché non ho al momento raccolto adeguata documentazione, di esporre prossimamente alcuni episodi che potrei definire intimidatori o comunque di pressing del mio operato giurisdizionale, ad opera di soggetti aventi un ruolo istituzionale: episodi verosimilmente connessi all’indagine concernente la scalata Unipol a Bnl».
A chi si riferiva la Forleo? Il magistrato aveva confidato ad alcune persone, anche colleghi, il tentativo di ammorbidimento da parte del «soggetto istituzionale» e ora il Giornale è in grado di specificare: qualcuno, probabilmente un uomo di legge, tentò nei mesi scorsi di far finire su un binario morto quelle telefonate che riguardavano, oltre a D’Alema, altri due big dei Ds: Piero Fassino e Nicola Latorre.

In effetti, il gip aveva davanti a sé una possibile via di fuga: di quelle conversazioni non esistevano i brogliacci ma solo audiocassette mai trascritte. Clementina Forleo tirò dritta per la sua strada: nominò un perito che sbobinò tutte quelle chiamate - relative a tre parlamentari dei Ds e ad altrettanti di Forza Italia - e infine quei dialoghi sono diventati pubblici. Compreso il brano in cui il numero uno di Unipol Giovanni Consorte dice a D’Alema a proposito della scalata a Bnl: «Massimo, noi ce la mettiamo tutta». E il ministro degli Esteri replica: «Facci sognare, vai».

Ora la Forleo sta scrivendo questa nuova denuncia, sempre in un clima di tensione. Sabato, a Pescara al termine della cerimonia in cui le è stato conferito il premio Borsellino, si è rifiutata di salire sull’auto blindata dei carabinieri e ha comunicato all’Arma la sua decisione: «Non voglio più la scorta, tanto non mi tutelate». Ieri, di ritorno a Milano, la Forleo ha trovato ad attenderla all’aeroporto di Linate i militari. E ancora una volta non ha accettato il passaggio. A casa c’è andata con suo marito.