Unipol, Prodi placa solo i Ds I centristi: «Il caso non è risolto»

Mastella: «Indispensabile un codice di comportamento». Bordon: «L’invito di Parisi non deve cadere nel vuoto»

Francesca Angeli

da Roma

«Noi tutti nell’Unione siamo convinti che o diamo un esempio etico diverso o non abbiamo il diritto di governare il paese. L'Italia è di fronte alla necessità di cambiamenti forti: o c’è una convinzione etica, dei principi, delle regole che tutti seguiamo oppure non ce la facciamo». Dopo le rassicurazioni offerte a Piero Fassino dalle pagine dell’Unità, Romano Prodi ai microfoni del Tg3 aggiunge un pizzico di pepe al miele con cui aveva condito l’intervista concessa al quotidiano dei ds. Lì aveva detto che l’onestà di Fassino non si discute, le polemiche sulla questione morale fanno soltanto male e che i cattivi sono tutti dall’altra parte, nella Casa delle libertà. Dal Tg3 invece lancia un messaggio a chi nella Margherita chiede di non chiudere così facilmente la questione morale, lasciando intendere che i nodi non sono tutti sciolti e che qualche cambiamento si deve fare. E questo proprio dopo che la direzione della Quercia aveva diramato un comunicato tutto rose e fiori. «Soddisfazione di Piero Fassino e dei Ds per le parole esplicite e non equivocabili di Romano Prodi - recita la nota - che pongono fine al dibattito di queste settimane e rilanciano l'iniziativa del centrosinistra per il futuro del paese».
Peccato che il dibattito non sia finito affatto ma venga subito riaperto, tra gli altri, anche dal leader Udeur, Clemente Mastella, che non ha alcuna intenzione di tacere su questo argomento. Secondo Mastella «Prodi, prima delle elezioni, dovrebbe mettere a punto un codice di comportamento, un sistema di regole condivise per ribadire il primato della politica e tenerla nettamente superata dalla tutela degli interessi economico-finanziari».
E anche il presidente dei senatori della Margherita, Willer Bordon ha da dire la sua. Se Prodi «ha fatto molto bene a chiudere una polemica inutile», dice Bordon, allo stesso tempo non è che l’appello lanciato da Arturo Parisi sulla questione morale può essere lasciato cadere nel vuoto. Per Bordon occorre subito «discutere nel merito delle questioni centrali poste da Parisi e cioè delle grandi questioni delle regole in una moderna e matura democrazia liberale». Antonio di Pietro, leader dell’Italia dei valori, ritiene che non si possa «far finta che non sia successo nulla. Il problema della questione morale esiste e va risolto e non accantonato altrimenti succede che gli elettori rimangono delusi». Dunque l’ex magistrato chiede «a Prodi e a tutti i leader dell’Unione di riunirci al più presto per approntare un codice etico da applicare subito».
Duro il giudizio sull’intervista di Prodi che arriva da centrodestra. Per il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, quella di Prodi è «una sconfessione in puro stile staliniano». Una marcia indietro, specifica Bondi, indotta dalla paura di perdere l’appoggio della Quercia per le primarie.
Il vicecoordinatore degli azzurri, Fabrizio Cicchitto, trova assurdo che dopo quanto è accaduto bastino «quattro frasi generiche di Prodi, che ovviamente se la prende con Berlusconi, per considerare chiusa una vicenda assai imbarazzante». Per Cicchitto «rimane aperto il fatto che i Ds e la Margherita sono legati a due opposte cordate finanziarie che si stanno facendo una guerra senza esclusioni di colpi, ricorrendo a tutti i mezzi giudiziari e giornalistici». Il quadro finale, conclude, è quello di un’«opposizione divisa su tutto, dagli affari alla politica, per cui nel malaugurato caso dovesse diventare maggioranza renderebbe ingovernabile il Paese».