Unipol, quel giorno in cui la Procura smise di intercettare Consorte

Le registrazioni delle telefonate dell’ex ad del gruppo assicurativo, definite in molti casi «rilevanti», sono state interrotte il 28 luglio

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Spunta anche un errore di valutazione nell’inchiesta Unipol da parte della Procura di Milano. Sì, un errore, non voluto naturalmente, ma che oggi suona un po’ come una beffa sinistra. Ci spieghiamo. L’inchiesta sulla scalata Antonveneta era iniziata con la denuncia di Abn Amro a fine aprile. Raccolte le prime prove, il 4 luglio i Pm decidono di intercettare i telefonini dei protagonisti: da Stefano Ricucci a Gianpiero Fiorani fino a Cristina Fazio, moglie dell’allora governatore. Una scelta azzeccata. Tutti, seppur con qualche cautela parlano tranquillamente al telefono. Sbagliato. «Ah Tonino, ti bacerei in fronte...», dice la notte dell’11 luglio Fiorani a Fazio. E le bobine registrano, scorrono: 16mila conversazioni in tutto. Si va avanti tre settimane. Fino a lunedì 25 luglio, quando l’inchiesta emerge con effetti dirompenti. Alle 11.20 due validi e apprezzati pm come Eugenio Fusco e Giulia Perrotti firmano il decreto di sequestro preventivo delle azioni Antonveneta in mano ai concertisti. Per giustificare il provvedimento, indicano una ventina di intercettazioni con stralci di colloqui tra Fiorani, Ricucci, Gnutti e altri concertisti. L’atto viene notificato tra lunedì e martedì agli otto concertisti interessati, ovvero Fiorani, Boni, Gnutti, Ricucci, i fratelli Lonati e Coppola. Costoro leggendo che le loro conversazioni, sono intercettate staccano la spina: da quel momento non parlano più al telefono. Logico.
Il pm Fusco sa che le intercettazioni sono costosissime e così 48 ore dopo, giovedì, firma la revoca di interruzione. Insomma si «stacca» l’ascolto dei telefonini di Fiorani & C.. Chi sono gli altri? Molti e tra costoro, sorpresa, c’è anche Giovanni Consorte, ad di Unipol. Anche per lui, scrive Fusco, «rilevato che a seguito dell’esecuzione del decreto di sequestro preventivo disposto in via d’urgenza la prosecuzione dell’intercettazione è divenuta allo stato inutile revoca le intercettazioni delle conversazioni sull’utenza di Giovanni Consorte». Peccato, visto che dall’ordinanza resa pubblica non risultava che il telefono di Consorte fosse sotto controllo.
Non sappiamo se e quando le intercettazioni vennero riattivate o se la Procura fosse convinta che Consorte avesse avuto la soffiata di essere intercettato. Di sicuro interrompere l’ascolto dei colloqui di Consorte, in piena scalata Bnl, chiuse un rubinetto informativo. Basta riprendere i brogliacci delle 1.942 telefonate di Consorte per capirlo. Ebbene anche dopo il sequestro delle azioni, il manager parla moltissimo al telefono. Non si trattiene. Con molte chiamate che vengono giudicate nel brogliaccio redatto dagli uomini della Guardia di finanza «rilevanti». Tra il 25 e il 28 luglio le bobine di Consorte registrano ben 246 telefonate, 60 al giorno. Da primato. Il manager è sempre attaccato al telefono. Parla di Bnl, di Unipol, di affari e di politica, il 26 vede anche Veltroni. Fissa incontri con Sposetti, tesoriere dei Ds, commenta le interviste di Rutelli, intrattiene interessanti conversazioni con amici fidati come l’ex ministro Angelo Piazza, al quale il 27 luglio, si legge nel brogliaccio, chiede «di andare a Bologna venerdì mattina in quanto ha organizzato un incontro con lo studio Chiomenti, Sgubi e gli piacerebbe che partecipasse anche lui. Piazza dice di sì. Consorte dice che tutto è successo dopo che lui non ha voluto vendere la partecipazione in Antonveneta». Anche l’ultima telefonata intercettata, la n.1942 viene giudicata «rilevante» dagli uomini della Gdf. Ma dalla Procura dicono di staccare il tasto rosso «Rec». Peccato. Davvero.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it