Unipol resta la bestia nera di D’Alema che perde la testa nel faccia a faccia

Casini: «È bastato che citassi Consorte ed è impazzito: sembrava morso dalla tarantola». Il presidente Ds minimizza: «Non ero innervosito ma solo indignato»

da Roma

La diretta televisiva ha le sue insidie, anche per i migliori. E Massimo D’Alema ha capito di essere incappato in uno di quegli incidenti da diretta che possono rovinare l’immagine meglio consolidata.
Così, il mattino dopo l’epico scontro con Casini negli studi di Ballarò, a suon di insulti giudiziari tipo «Tu Unipol!», «Silenzio! Tu Cuffaro!», ha cercato di metterci subito, come si suol dire, una pezza: «Qualche volta succede anche alle persone più tranquille non di innervosirsi, ma di indignarsi», ha spiegato ieri mattina.
Excusatio non petita: per una volta non erano i giornalisti a provocarlo, il presidente della Quercia stava parlando dal podio di un convegno della Margherita sull’agricoltura e l’argomento Ballarò c’entrava poco o nulla con l’ordine del giorno. Ma l’occasione andava colta, per smentire l’idea che un duellante lucido come lui avesse perso un po’ troppo le staffe, idea che del resto ieri circolava anche tra i parlamentari del centrosinistra che avevano seguito la trasmissione. E che si aggiungeva all’altro incidente della trasmissione, la richiesta di Berlusconi di intervenire a Ballarò e il «no» oppostogli da D’Alema. «Evidentemente la paura fa 90», motteggia il premier. «È ovvio che non si poteva che dirgli di no - osserva il rutelliano Giachetti - ma alla fine così siamo caduti nella sua trappola e lui ha potuto fare la vittima. Il messaggio di Berlusconi, “avete paura di me e mi censurate” è molto più diretto dell’obiezione che non si poteva far oscurare Prodi». I ds intanto difendono la scelta: «D’Alema ha fatto benissimo», dice Fassino. «Il no alla pretesa di Berlusconi di partecipare all’ultimo minuto è stato non solo opportuno, ma pedagogico», aggiunge Giulietti.
D’Alema non era nervoso, dunque, come poteva sembrare dalle urla esplose quando Casini ha tirato in ballo Consorte. Bensì «indignato». E non per Unipol, come nel frattempo insinuava maligno Casini («È bastato che pronunciassi quella parolina e D’Alema è impazzito, sembrava morso dalla tarantola. Una reazione sconvolgente, in genere non sono portato a pensar male ma stavolta sono rimasto perplesso»), bensì per il «sovvertimento dei valori» in atto proprio sotto i suoi occhi. «Io sono un garantista - spiega il presidente della Quercia - un uomo tranquillo, ma che si arrivi a un sovvertimento di valori tale per cui chi mette in lista persone rinviate a giudizio per aver favorito la mafia (l’Udc che candida Totò Cuffaro, ndr) se ne gloria; e chi mette in lista persone che hanno servito il Paese e difeso la legalità (i Ds che candidano Gerardo D’Ambrosio, ndr) se ne deve vergognare e chiedere scusa, va al di là di ogni garantismo».
La Cdl intanto non si fa sfuggire l’occasione e infierisce sull’attimo di debolezza dalemiana: «Il presidente ds - dice a nome di Forza Italia Elisabetta Gardini - sa che Unipol è una bomba ad orologeria pronta a scoppiare, per questo ha perso l’aplomb».