Unipol scivola in Borsa: è «giallo» sulle perdite

Le conseguenze sulla reale consistenza del capitale in eccesso

da Milano

Scivolone di Unipol ieri, in Borsa. Le azioni della società assicurativa hanno ceduto il 5,2% a 2,36 euro, risultando il peggior titolo tra le blue chips di Piazza Affari, con scambi doppi rispetto al solito. Gli operatori hanno eseguito la marea di ordini di vendite piovuti sul mercato dopo che diversi analisti avevano tagliato gli obiettivi di prezzo. E questo nonostante la buona accoglienza riservata, giovedì, ai numeri della semestrale. A far cambiare idea agli analisti è stata la vaghezza con cui il vertice del gruppo avrebbe spiegato la natura delle perdite potenziali del primo semestre, 568 milioni, annunciate ieri sugli investimenti del gruppo. Perdite che a fine agosto si sono ridotte a quota 508, ma che mettono apprensione. Basta pensare che si riferiscono a un totale di riserve di 33 miliardi, quando nello stesso periodo un gruppo come Generali ha accusato 700 milioni di minusvalenze su riserve per 260 miliardi di euro.
Si tratta di investimenti che, se portati a scadenza e rimborsati, annulleranno il rischio perdite. Ma per il momento, a causa delle nuove norme Ias per la contabilità europea, vanno iscritte direttamente nello stato patrimoniale. E per questo sono destinate a intaccare la disponibilità di capitale in eccesso stimata dall’amministratore delegato di Unipol in 1,7-1,8 miliardi. Che così scivolerebbe a quota 1,2-1,3, salvo ricorso a indebitamento.
Questi calcoli, uniti alle incertezze sulla natura degli strumenti sottostanti all’investimento, hanno accentuato il nervosismo del mercato. Al punto che, tra i diversi analisti, ieri c’erano anche quelli che mettevano ulteriormente in dubbio l’entità del «tesoretto» (che deriva dall’aumento di capitale da 2 miliardi effettuato nell’era Consorte per lanciare l’Opa, poi abortita, su Bnl). Per i più allarmati, infatti, alla cifra di Salvatori andrebbero anche sottratti anche i 600 milioni di prestiti subordinati che andrebbero conteggiati «extra» tesoretto. Per altri analisti le perdite potenziali si sarebbero pericolosamente moltiplicate a partire da marzo: fino ad allora erano contenute entro i 100 milioni. E questo potrebbe far pensare a prodotti «sospetti» che, nell’estate dei mutui subprime, renderebbe la situazione ancor più grave.
Nella tarda giornata di ieri il vertice del gruppo avrebbe tranquillizzato il mercato spiegando a molti analisti che i prodotti in questione altro non sono che obbligazioni ad alto rating, il cui andamento di prezzo è correlato negativamente all’aumento dei tassi avvenuto in questi ultimi mesi. Una correlazione che non presenterebbe particolari anomalie. Se così è, e se le assicurazioni del gruppo hanno colto nel segno, si assisterà già da lunedì a una ripresa delle quotazioni del titolo.
In ogni caso c’è da aspettarsi che le prossime mosse di Unipol - siano esse riferite a un jumbo-dividendo per rimborsare il capitale, piuttosto che a un’ipotesi di integrazione con la Banca Popolare di Milano, tornata d’attualità - saranno attentamente passate dal mercato al setaccio.