Unipol si mangia Fonsai per 1 miliardo

Una lunghissima maratona domenicale ha sancito la nascita della nuova Fonsai «targata» Unipol, il secondo player italiano dietro Generali con una raccolta premi da oltre 20 miliardi. Nel pomeriggio i cda della compagnia bolognese, della controllante Finsoe e della holding della famiglia Ligresti hanno dato il via libera al nuovo piano di salvataggio, cambiato in corsa con la regia di Mediobanca dopo il pressing della Consob di Giuseppe Vegas.
Come previsto, l’ingresso dell’assicuratore che fa capo alle «coop rosse» nella catena di controllo non avverrà tramite l’acquisizione del 51,2% di Premafin in mano alla famiglia dell’Ingegnere di Paternò, proprio per evitare che ai vecchi azionisti di maggioranza sia pagato un «premio» che non verrebbe corrisposto al mercato. Al contrario, Unipol sottoscriverà un aumento di capitale riservato da massimi 400 milioni per sostenere Premafin e la controllata Finadin nella ricapitalizzazione di Fonsai. Al gruppo guidato dall’ad Carlo Cimbri l’80% della finanziaria. «La famiglia Ligresti si diluisce ma resta azionista (è previsto che restino al 10% circa)», ha chiosato Fausto Rapisarda, legale vicino al presidente onorario di Premafin e Fonsai. Una chiara allusione al fatto che quella resterà l’unico punto sul quale Salvatore, Giulia, Jonella e Paolo potranno trattare una exit strategy dopo aver «perso» i 77 milioni di bonus per la cessione della quota di controllo in Premafin e dopo che la corresponsione di 14 milioni per un patto di non concorrenza quinquennale è praticamente archiviata. I legali di entrambe le parti comunque hanno continuato a trattare fino a notte.
Ovviamente l’ultima parola spetterà alla Consob perché solo con l’esenzione dell’obbligo di Opa su Premafin (e a cascata sulle sue controllate) giacché si tratta di un’operazione di salvataggio, tutta la complessa architettura potrà reggersi su solide basi. L’aumento di capitale che Unipol sosterrà per affrontare l’acquisizione sarà di massimi 1,1 miliardi, un centinaio di milioni in più rispetto alle previsioni poiché oltre a Premafin (aumento + accollo dell’esposizione di circa 300 milioni) ci sarà da seguire anche l’aumento di Fonsai (di cui la holding ha il 35,7%) che dovrebbe attestarsi anch’esso a 1,1 miliardi circa giacché il preconsuntivo 2011 esaminato ieri ha evidenziato perdite superiori al miliardo di euro anche in virtù di una maggiore svalutazione degli asset immobiliari. Stretti i tempi: cda per approvare progetti e fusione Unipol Assicurazioni, Milano, Fonsai e Premafin a marzo e assemblee sulle ricapitalizzazioni nello stesso mese. Poi Bologna avrà due società quotate: holding e ramo assicurazioni.
Poi, inizierà il vero lavoro per il presidente di Unipol Pierluigi Stefanini e l’ad Cimbri che ieri nel capoluogo emiliano hanno edotto i dirigenti del gruppo sui fondamentali dell’operazione. Bisognerà innanzitutto individuare in fretta le sinergie perché su una base di costi stimata dagli analisti attorno ai 900 milioni di euro si dovranno individuare risparmi per almeno il 10 per cento. A partire dalle quattro sedi operative dislocate nel Centro-Nord (oltre Bologna ci sono Firenze, Torino e Milano) e dai molti marchi che vengono utilizzati dalle rispettive reti di vendita le quali a loro volta hanno diversi sistemi di provvigioni. Inoltre bisognerà risolvere il problema posto degli azionisti risparmio (Unipol e Fonsai) e privilegio (Unipol) che pretenderanno una remunerazione o un recesso. Quel recesso che è rimasta l’ultima carta in mano alla famiglia Ligresti poiché il real estate di Premafin e delle controllanti Sinergia e Imco confluirà in un fondo gestito da Hines Italia per essere valorizzato e soddisfare i creditori.