Unipol, tutto fermo un anno dopo

Il giudice Castellano era accusato di aver rivelato informazioni sull’operazione, ma il caso è stato archiviato

da Milano

La somma è sempre quella. Sempre zero. Zero assoluto. Zero nelle indagini penali sulla scalata di Unipol a Bnl che nell’estate del 2005 rischiava di sparigliare il risiko, mandando fuori dalla banca Luigi Abete e Diego Della Valle. Il gruppo delle coop rosse arrivò a un passo dalla nascita di un loro grande polo assicurativo-bancario che avrebbe turbato sonni, sogni e soprattutto matrimoni come quello d’interesse Intesa-San Paolo. Zero anche negli effetti politici dopo che il Giornale esattamente un anno fa pubblicò le intercettazioni telefoniche tra il segretario dei Ds Piero Fassino e l’allora timoniere di Unipol, Gianni Consorte. La paventata questione morale con relativi gargarismi ha agitato la sinistra il tempo che la notizia lasciasse le prime pagine. Eppure, eppure quel «Allora Gianni, siamo padroni di una banca?» con il buon tifoso Fassino a farsi dare le coordinate operative di quella colossale operazione finanziaria troppo in famiglia, poteva essere una buona occasione. Se non giudiziaria, almeno politica.
Fosse stato Silvio Berlusconi o magari Pier Ferdinando Casini alla cornetta, che sarebbe accaduto? Sarebbe partita la saga giudiziaria, lo scandalo all’italiana, voilà il minestrone alle 13 verdure: manette, intercettazioni, verbali, supertestimoni, confessioni & delazioni. Invece no. A un anno da quello scoop del Giornale l’unica indagine ancora in piedi è proprio quella per individuare le fonti dell’articolo. Degli altri protagonisti si è persa traccia. Vediamo che fine hanno fatto.
Gianni Consorte. È stato interrogato nel dicembre del 2005 a Milano. Poi il nulla. Un silenzio pneumatico è calato sull’inchiesta che lo vedeva come grande tessitore. La polizia valutaria delle Fiamme Gialle ha stilato alcune informative sull’assalto a Bnl senza determinare grandi reazioni da parte della Procura di Milano e Roma. Si ha come l’impressione che questo filone d’inchiesta con ipotesi di aggiotaggio informativo si sia come liquefatto appena l’operazione sfumò sotto l’assedio giudiziario e le lentezze degli organi di vigilanza. Come l’Isvap, che per dare un parere tenne fermo il fascicolo per quattro mesi. Gli interessi della Procura di Roma sembrano più orientati oggi a esaminare quanto accadde tra patto e contropatto di Bnl fino all’1 luglio 2005. Insomma Consorte potrebbe uscirne riabilitato. Il primo procedimento, quello sulle informazioni che avrebbe ricevuto dal giudice di Milano Francesco Castellano è già stato archiviato. Così l’ex numero uno di Unipol prepara la rivincita. Giudiziaria, con una denuncia contro banchieri e manager che verrà presentata a metà gennaio in Procura. E professionale, con Intermedia, banca d’affari con sedi a Bologna, Milano e Roma e 25 azionisti (una decina di coop, imprenditori e istituzioni).
I furbetti del Quartierino. A distanza di quasi due anni, delle tre scalate estive finite sotto inchiesta, solo quella ad Antonveneta sembra sortire dei risultati giudiziari. Almeno per ora. A fine gennaio i Pm Eugenio Fusco e Francesco Greco chiuderanno ufficialmente l’inchiesta per poi chiedere il rinvio a giudizio di Gianpiero Fiorani, Stefano Ricucci, Chicco Gnutti. E i soci che tra Lodi e Brescia cercarono di aggiudicarsi la banca veneta. Si è invece persa traccia delle indagini su Stefano Ricucci & C. La procura di Roma sta ancora interrogando manager e imprenditori per individuare chi manovrò l’ex odontotecnico di Zagarolo nella scalata al Corriere. Ma anche qui senza risultati di rilievo e azioni clamorose. Su Ricucci sono più avanzate infatti le inchieste sul dissesto del gruppo e sugli affari con l’ex presidente di Confcommercio, Sergio Billè, che quelle sui presunti burattinai del grande assalto a via Solferino. Posto che cercare di aggiudicarsi un’azienda sia un reato.
Guido Rossi. Come individuo è forse l’unico grande vincitore di queste partite tra la giustizia e la finanza. Ex senatore del Pci, avvocato d’affari, stimato in Procura, da difensore di Abn Amro ha portato ai magistrati i nomi dei furbetti di Lodi a fine marzo 2005. Facendo decollare l’inchiesta in tempo reale. L’indomani la Finanza era già in banca da Fiorani. Provate voi a fare una denuncia qualsiasi e vedete dopo quanto scattano le perquisizioni. A Rossi viene attribuito anche l’esposto contro ignoti presentato dagli spagnoli del Bbva su Bnl, portato sempre a Milano. È ancora lui che il governo Prodi sceglie per risanare la Figc dopo Calciopoli. Richiamando in servizio Francesco Saverio Borrelli. Oggi è presidente di Telecom, azienda in passato al centro degli interessi di molti dei protagonisti delle scalate del 2005.