Unità nazionale? Scusate, ma a che serve?

Scusate, ma non abbiamo capito. È vero: il Sole 24 Ore lo spiega quasi tutti i giorni – persino ieri - ma noi continuiamo a non capire. Piace agli editorialisti, ai politici senza troppa fantasia, a tutti quelli che si inventano lestamente un mestiere quando c’è da mediare, nel fantasioso bazar della politica italiana. Piace a D’Alema, piace a quelli dell’Udc: entrambi stanno cercando un modo per ritornare in gioco senza sporcarsi le mani. Eppure noi non abbiamo ancora capito perché bisogna fare questa benedetta «unità nazionale» di cui tutti si riempiono la bocca. Intanto per un motivo banale: a che cosa serve questa unità, e soprattutto a chi?
Dicono: serve a garantire la stabilità in Parlamento. Ma la stabilità di governo, in questo Parlamento così provato dai mercanteggiamenti continui della scorsa legislatura, non è garantita dall’«unità nazionale», bensì dalla maggioranza votata dagli elettori. Dicono che serva, però, per fare più forte l’Italia nei momenti di crisi. E allora ci viene da chiedere: ma davvero? Ne siete proprio sicuri? Perché noi non ce ne eravamo accorti. Se c’è stato un momento difficile, in questi primi mesi di legislatura, è stato il tracollo dell’Alitalia. Ed è molto difficile che un governo possa trovare unità con l’opposizione, se quella impegna tutte le sue forze per spiegare che il piano di salvataggio è una truffa, e che gli imprenditori che vi prendono parte sono tutti dei compari del presidente del Consiglio (compreso il padre di uno dei ministri ombra del Pd, uno che quando operava con il beneplacito dell’opposizione era invece un «capitano coraggioso»). Davvero non si capisce come si potrebbe costruire una politica di unità nazionale mentre sei accusato di smantellare la scuola pubblica, mentre dicono che stai devastando il sistema giudiziario, mentre dicono che è sempre il governo ad aver acceso nel Paese la fiammella di una nuova stagione di odio razziale. E così facendo si arriva alla demonizzazione: rimettete il grembiule agli studenti? Siete fascisti. Reintroducete il sette in condotta? Siete autoritari. Portate i soldati nelle città? Siete golpisti. Togliete la prostituzione dalle strade? Siete liberticidi.
Ecco, noi, pacatamente, vorremmo capire come si fa questa benedetta unità nazionale, mentre si è impegnati in un continuo corpo a corpo, quando la stessa opposizione che dice di voler dialogare con te, scende in piazza dicendo che bisogna «salvare l’Italia» (da te). Attenzione: delle due opposizioni questa è quella che sulla carta vuole dialogare, quella «moderata». L’altra opposizione, quella che chiede un momento di unità nazionale per eleggere a presidente della commissione di vigilanza uno dei suoi uomini, presidia piazza Navona per spiegare che i ministri sono diventati ministri perché hanno fatto mercimonio di favori sessuali, e che a Palazzo Chigi è sbarcata la P2 (contemporaneamente, però, ti suggeriscono l’omino da votare alla presidenza di garanzia. In nome di che? Ma dell’unità nazionale, ovvio). Qualcuno, fra i più ottimisti, dice: però nel momento di crisi vera, quella economica, allora sì, almeno in quel caso ci si può stringere a coorte per un bene supremo. Davvero? Allora bisogna spiegarlo ai dirigenti del Pd che a momenti sbranavano il povero Morando che su questo giornale spiegava come la manifestazione del 25 ottobre non sarebbe dovuta essere necessariamente contro il governo, perché qualcosa di buono, dopo il crollo delle Borse, l’aveva pur fatto.
Intanto il giornale del Pd mette in prima pagina le lettere di chi esalta la morte degli avversari politici, la televisione di quel partito esordisce invitando alla mobilitazione contro «il massacro sociale». Allora spiegateci perché una maggioranza massiccia, con un premier che ha un consenso mai registrato, e in continua crescita, debba avere bisogno dell’unità nazionale. Noi continuiamo a non capirlo.
Salvatore Tramontano