Università, il governo punta ai tagli anti-baroni

Riforma degli atenei: verso interventi selettivi per non colpire i ricercatori. Oggi vertice tra il premier e la Gelmini. Dialogo con l'opposizione? "Dipende da loro, ma finora nessuna proposta concreta"

Roma -  Andiamo avanti spediti, ma senza avere l’assillo di dover chiudere la partita in fretta. Silvio Berlusconi non vuole sentir parlare di «stop», ma neppure di «urgenza». E il suo ragionamento, condiviso da giorni con alcuni ministri, che ritornerà nel faccia a faccia odierno con Mariastella Gelmini, non cambia di una virgola. Il governo - ha ripetuto ai suoi interlocutori anche nel week-end appena trascorso, lontano dalla capitale - è pronto a un confronto serio, aperto. Ma la «sfida positiva» da portare avanti, con cui individuare «tagli selettivi per non colpire i ricercatori ma i baroni», va diretta innanzitutto ai destinatari della riforma universitaria. A studenti, docenti, rettori. A tutti coloro, insomma, che vogliono davvero cambiare «il loro mondo», senza preconcetti né strumentalizzazioni ad arte confezionate dalla sinistra.

Il premier la pensa così. E sul versante economico, punto chiave di proteste, cortei e scontri, che vorrebbe non rivedere più, ribadisce un «punto fermo». Ovvero, i tagli in Finanziaria esistono, sono spalmati in tre anni, e nessuno s’immagina di poter modificare i saldi, vista anche la congiuntura negativa che attraversiamo. Ad ogni modo, però, bisogna ragionare su eventuali spostamenti da effettuare, d’intesa, se possibile, con chi vive ogni giorno all’interno degli atenei. E individuare - questo è uno dei compiti che affida al ministro di riferimento - gli interlocutori giusti, disposti a collaborare e a «fornire idee».

Detto questo, sul dialogo con l’opposizione, richiesto apertamente dalla Lega per voce di Roberto Calderoli, non manca di manifestare alcuni distinguo. Perché se da una parte non può non tenere conto anche dei continui appelli del capo dello Stato, dall’altra, però, continua a mostrarsi scettico. «Dipende da loro, ma finora non hanno mai fatto una proposta concreta», puntualizza di continuo. Un concetto che alcuni esponenti dell’esecutivo fanno proprio per rispondere, in privato, a quella che considerano l’ennesima «pseudo-apertura» di Walter Veltroni. Che ieri, in una nota, rilanciava la possibilità di un confronto in Parlamento con la maggioranza, vincolato però alla sospensione degli «effetti perversi innescati dai tagli». Allo stato dei fatti, dunque, a parte l’apertura diretta di Calderoli, in linea con la convergenza politica che il Carroccio ricerca da mesi con Pd e non solo, sul fronte riforme - tema storicamente sensibile al partito di Umberto Bossi - non si intravedono spiragli degni di nota.

In ogni caso, quanto prima va portato in Consiglio dei ministri uno schema di disegno di legge (e non quindi un decreto, anche perché, puntualizzano fonti di governo, nessuno ha mai definito quale tipo di provvedimento abbinare al «piano» di riforma). Di certo non avverrà questa settimana, ma più probabilmente la prossima. La motivazione, però, non si legherebbe a un passo indietro del governo, ma soprattutto all’agenda degli impegni internazionali di Berlusconi (giovedì a Mosca per il bilaterale con la Russia, venerdì a Bruxelles al Consiglio Ue straordinario sulla crisi economica). Se ne discuterà quindi al prossimo Cdm in cui sarà presente il Cavaliere.

Insomma, assicurano fonti di Palazzo Chigi, «siamo determinati ad andare avanti». E non a caso oggi il premier avrà un faccia a faccia ad hoc con la Gelmini. Così, nella riunione convocata a palazzo Grazioli, si metteranno a punto le linee guida, si imposterà lo schema del disegno di legge, che prenderà forma, solo al termine del confronto con i rappresentanti dei vari protagonisti del mondo unversitario. Il ddl, tra l’altro, dovrebbe avere - secondo le intenzioni del presidente del Consiglio - una «corsia preferenziale» in Parlamento. Un punto su cui verranno coinvolti quanto prima deputati e senatori del Pdl.