Università, la lezione della Moratti contro i privilegi dei «baroni rossi»

Il ministro: «Colpiti i vantaggi dei quali hanno goduto fino a ora. Gli studenti? Non hanno voluto incontrarmi»

Francesca Angeli

da Roma

«In questi anni negli atenei non sono stati i migliori a salire in cattedra anche a causa della mancanza di trasparenza degli attuali concorsi. Perché diventino professori i migliori occorreva cambiare le regole. Noi lo abbiamo fatto».
Il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, ha appena incassato l’ultima vittoria con il sì al disegno di legge che modifica lo statuto giuridico dei docenti universitari. Viene coperto così l’ultimo tassello di riforma di tutto il sistema di istruzione. Un traguardo che avevano fallito in tanti in passato ma al quale il governo arriva in un clima di rottura non soltanto con il centrosinistra ma anche con larga parte del mondo universitario: rettori, docenti, ricercatori e studenti che erano tutti in piazza a protestare mentre il ddl veniva votato alla Camera.
Perché tanta ostilità nei confronti della riforma? Per il ministro le ragioni sono sostanzialmente due. Per quanto riguarda gli studenti, dice la Moratti, la riforma non è stata capita forse anche a causa di un’informazione a volte incompleta a volte addirittura strumentale. Insomma i ragazzi protestano in buona fede ma non hanno capito lo spirito che anima il cambiamento «tutto a favore dei giovani», assicura il ministro.
«Sono sorpresa non tanto per le contestazioni, che sono una legittima forma di espressione della propria opinione, ma dal fatto che il provvedimento, a mio parere, non è stato capito, forse neanche letto - dice il ministro -. Temo che sia stato strumentalizzato e non capisco a che fine visto che l’istruzione e la formazione superiore sono un bene comune del Paese».
Diverso il discorso per la classe docente che, almeno in parte fa intendere la Moratti, è in cattiva fede perché vede messi in pericolo i vantaggi dei quali fino ad ora ha goduto.
«Il provvedimento tocca i privilegi della fascia della docenza ed è quindi ovvio che sia in parte non condiviso - attacca la Moratti -. Eppure negli ultimi anni è emerso chiaramente anche da specifiche indagini che i concorsi attuali non seguono regole rigorose di trasparenza era quindi necessario cambiare».
Un’opinione condivisa dal responsabile scuola di Forza Italia, Mario Mauro che in modo molto più esplicito definisce la contestazione davanti alla Camera «il frutto del conservatorismo a oltranza dei baroni rossi comunisti che popolano gli atenei italiani».
La Moratti si dice stupita dell’ostilità degli studenti dal momento che lo scopo primario della riforma è quello «di dare agli studenti un sistema universitario di qualità». Nulla da dire sulla protesta inscenata davanti a Montecitorio dice la Moratti che però aggiunge di essere sempre stata disponibile a incontrare e confrontarsi con gli studenti. «Sono gli studenti che non hanno voluto incontrare me», assicura.
E il ministro ricorda ai ragazzi che hanno uno strumento fondamentale nelle loro mani, ovvero la valutazione del sistema universitario. Il ministero terrà in grande conto l’opinione degli studenti che verrà loro richiesta tramite questionari nei quali potranno dire tutto quello che funziona o no negli atenei: dal rapporto con i professori alla qualità delle strutture.
Poi la Moratti ricorda i 78 milioni euro usati per il progetto Erasmus, i dottorati di ricerca e gli incentivi al tutorato e di 400 milioni di euro che sono stati destinati a potenziare i servizi per gli studenti.
Insomma non è vero, prosegue la Moratti, che questo governo tagli i fondi destinati alla cultura. Anche la riforma non sarà a costo zero. Il ministro non parla in realtà di nuovi investimenti ma spiega che il sistema universitario avrà nei prossimi 8 anni 20.000 uscite tra pensionamenti (12.000) e uscite volontarie (8.000). Insomma un normale turn over che nulla a che vedere con la riforma grazie al quale però , dice il ministro «ci saranno a disposizione 2,6 mld di euro da allocare per incentivare politiche a favore dei giovani». Nel senso che quei fondi verranno destinati o per coprire l’entrata dei giovani per turn over oppure potranno essere utilizzati dagli atenei anche con finalità diverse. Con questo discorso però il ministro lascia intendere che soldi in più da destinare alla riforma non sono previsti.