Università nella bufera, Bignardi contro il suo vice

Magnifico Rettore contro Pro Rettore: è guerra aperta fra Gaetano Bignardi e Adriano Giovannelli, che pure furono a suo tempo «grandi amici» (tanto da costituire un ticket elettorale vincente al momento dell’elezione del primo al vertice dell’Ateneo genovese). I fatti delle ultime ore parlano di un annuncio via posta elettronica ai docenti in cui Bignardi dimissiona Giovannelli per presunta incompatibilità, e nomina al suo posto - il posto di vicario, braccio destro del Magnifico - il professor Franco Patrone. Immediata (e piccata) la reazione dell’ormai ex Pro Rettore, ordinario di Diritto costituzionale italiano e comparato alla Facoltà di Scienze politiche, che nel frattempo era stato nominato segretario dell’Università italo-francese di Collegno, istituto che promuove scambi di studenti e professori, corsi e master internazionali. Proprio la riconosciuta esperienza e competenza di Giovannelli nel campo delle relazioni internazionali, messa a frutto in questi anni a favore dell’Università di Genova, gli avevano fatto attribuire l’incarico a Collegno, senza che questo - almeno pensava l’interessato - potesse pregiudicare il posto a fianco di Bignardi.
E invece: il Magnifico Rettore ha rotto gli indugi, si è scelto un docente di alto profilo, che però - a giudizio di Giovannelli - ora corre il rischio «di essere solo la pedina usa e getta di una spietata scacchiera elettorale». È imminente infatti - fra quattro mesi - la scadenza del mandato di Bignardi che punterebbe al rinnovo dell’incarico, mentre si profila come molto accreditata la candidatura alternativa del professor Giacomo De Ferrari. E siccome Patrone viene considerato alquanto «distante» da De Ferrari, non sono pochi quelli che vedono nella nomina-blitz del nuovo Pro Rettore un cuneo per ostacolare il concorrente di Bignardi in vista dell’elezione. In ogni caso, a sparare a zero contro le «manovre» è il professor Giovannelli che tuona, in una lettera aperta, con espressioni durissime. Punto primo, sulla sua presunta incompatibilità: «Anche se esistesse un fattore di incompatibilità - scrive - potrei rimuoverlo optando per le funzioni genovesi». La realtà, sempre a giudizio di Giovannelli che non ne fa mistero, è un’altra. E risale indietro nel tempo. Il «dimissionato via mail» si rivolge direttamente a Bignardi: «Ho percepito fin dall’inizio una forte, immotivata diffidenza nei miei confronti», mentre «il profilo della tua gestione era gravemente inadeguato rispetto alle mie attese, non realizzavi parti decisive del mio programma che avevi accolto ottenendone in cambio l’elezione». E ancora: «Hai sempre creduto solo a ruffiani e adulatori, mi hai confessato che avevi bisogno di avere accanto una persona meno indocile, hai via via perduto il consenso di molti docenti che ti avevano appoggiato, non sei stato un Rettore nel quale riconoscersi con orgoglio, una figura veramente rappresentativa, un protagonista della vita universitaria italiana e internazionale...». Il florilegio va avanti così, cinque cartelle fitte. Dove c’è tutto il malessere di un Ateneo che arranca.