Università, prof e rettori in testa ai cortei

Grandi accademici sposano le tesi dei giovani &quot;okkupanti&quot;. A Roma, Palermo e Bari lezioni sospese in favore delle proteste. <strong><a href="/a.pic1?ID=299698">Il ministro Meloni: &quot;Studenti in piazza trascinati da partiti e docenti&quot;</a></strong>

Una Mariastella Gelmini che sorride serafica, vestita con una mantellina bianca, un mazzo di fiori rossi stretto al petto e tanto di aureola dorata. Così gli universitari palermitani hanno raffigurato sui cartelloni «Santa Ignoranza», la beata parto della loro creatività presa a simbolo della protesta contro la riforma della scuola. Questa la parte bella del corteo di 15mila studenti che ieri ha invaso il capoluogo siciliano. Tutt’altro che belli invece i momenti di tensione davanti allo Steri, sede del rettorato dell’Università, quando una parte del corteo ha tentato di forzare il blocco della polizia per introdursi all’interno e occupare l’edificio. La situazione si è poi tranquillizzata grazie all’intervento del rettore Giuseppe Silvestri, che ha promesso ai manifestanti un blocco delle attività accademiche per l’indomani (oggi, ndr) così da permettere una serie di assemblee nelle facoltà. Il magnifico ha poi annunciato che oggi il sito web dell’università sarà oscurato: «Inserirò una mia dichiarazione su quanto sta accadendo nel mondo universitario, che è paragonabile allo scontro frontale che si ebbe in Inghilterra quando l’allora premier Margaret Thatcher sfidò a viso aperto il mondo accademico. Rispetto a quanto avvenne a Londra però c’è una differenza: la Thatcher disse apertamente e in modo forte quale era la sua idea. Oggi in Italia invece non c’è chiarezza».

Silvestri non è solo: da Nord a Sud, molti tra rettori, presidi e professori appoggiano le proteste degli studenti, nonostante un’inascoltata Gelmini continui a ribadire di non trovare «motivazioni plausibili per la protesta di un decreto che nulla ha a che fare con l’università. Eppure gli atenei sono occupati e molti ragazzi sono scesi in piazza, a significare che il contenuto del decreto non è ben noto a tutti». Intanto, grazie alla discesa in campo dei grandi nomi del mondo accademico, la protesta ha fatto un salto di qualità. A partire dai firmatari dell’appello contro la legge 133, un documento di protesta contro la riforma steso dall’ordinario di Storia contemporanea alla Sapienza Piero Bevilacqua che ha già raccolto le firme importanti di Asor Rosa, Gianni Vattimo e Umberto Curi.

In piazza con i suoi allievi, sebbene non per un corteo, anche la più famosa astrofisica d’Italia, Margherita Hack, che mercoledì prossimo terrà una lezione pubblica in piazza della Signoria a Firenze, bissando l’iniziativa andata in scena ieri al parco delle Cascine del capoluogo toscano dove, in uno dei piazzali monumentali, sono state tenute alcune lezioni di agraria. Dall’altra parte d’Italia, a Trieste, il preside della Facoltà di Scienze Rinaldo Rui ha tenuto una lezione di fisica in Piazza Unità, sempre per protestare contro i tagli previsti. Del resto la forma di «protesta istruttiva» è piaciuta tanto a docenti e direttivi accademici da essere stata prontamente esportata in giro per l’Italia: a Torino la professoressa di Diritto Costituzionale Alessandra Algostino ha illustrato ieri fuori dalle aule i fondamenti della legislazione italiana, mentre i cattedratici Benhar Omar e Antonio Davide Polosa della facoltà di Fisica della Sapienza, hanno tenuto una lezione nella più prestigiosa ma improbabile aula di tutta la capitale: piazza di Montecitorio. In fondo la stagione delle proteste da parte degli organici della più grande università d’Europa l’aveva inaugurata giorni fa direttamente il neo-rettore Luigi Frati; il magnifico, ancora fresco di nomina, non aveva esitato a bollare l’ipotesi di trasformare le università in fondazioni come uno «scenario cretino. L’università deve restare pubblica. Chi ha idee diverse è fuori dalla Costituzione». E dal momento che oggi Frati ribadirà le stesse idee espresse in un’assemblea che si concluderà verso le 15, per agevolare la partecipazione degli studenti il vicepreside della facoltà di Filosofia ha sospeso le lezioni. Esattamente la stessa linea adottata ieri dai professori di Scienze Politiche dell’università di Bari, che hanno di ceduto di buon grado all’autogestione degli studenti le ore di docenza.

Invece che essere semplici comprimari, i professori di Genova hanno preso loro stessi le redini del dissenso, organizzandosi in un’«assemblea di docenti», della quale fanno già parte il preside di Lettere, Michele Marsonet, quello di Giurisprudenza, Paolo Comanducci, il delegato del Rettore per gli studenti Gaetano Gallinaro, il preside di Lingue Sergio Poli. Tutti insieme per gridare che «La gravità dell’attacco in corso al sistema pubblico della formazione è una violazione dell’articolo 33 della Costituzione».