Università, lo scandalo dei quiz. Gli onesti promossi in tribunale

Non valide
solo le prove
degli studenti
sotto inchiesta. Bari, il rettore aveva bloccato tutte le ammissioni. Ora il Tar
accoglie il ricorso di chi ha superato il test senza aiuto<br />

da Bari

I test non sono da rifare: chi ha barato viene escluso e chi ha risposto alle domande senza trucchi è ammesso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria. È questa la decisione presa ieri sera dal Tar di Puglia, che ha accolto la valanga di ricorsi presentati dagli studenti contro l’annullamento delle prove firmato dal rettore dell’Università di Bari, Corrado Petrocelli. Il quale aveva disposto la ripetizione dei quiz sostenuti il 4 e 5 settembre dopo l’inquietante scenario emerso da un’inchiesta della procura, che ha smascherato un’organizzazione in grado di sfornare in tempo reale le risposte esatte ai quiz e aggirare così l’ostacolo della selezione.
Non un fenomeno isolato, ma uno scandalo di vasta portata: è quanto venuto fuori dalle prime fasi delle indagini. Al punto che l’Ateneo, quindici giorni più tardi, dopo aver ricevuto una relazione degli inquirenti, ha fatto unA scelta drastica nonostante il parere contrario del ministero dell’Università: annullare tutti i test, compresi quelli di chi non aveva nulla a che fare coi brogli. Ma non solo: con un successivo decreto il rettore ha fissato anche la data per le nuove prove per il 17 e 18 ottobre, escludendo chi risulta indagato dalla procura. Poco dopo sono scattati i ricorsi al Tar, ed è cominciata la lunga attesa degli studenti riuniti nel «comitato degli onesti»: giornate scandite da assemblee, riunioni e dichiarazioni incrociate di esperti, politici e avvocati.
In tutto si sono rivolti alla magistratura amministrativa 206 persone, tutti candidati esclusi dall’ammissione dopo la decisione del rettore. E tra loro anche alcuni dei ragazzi coinvolti nell’inchiesta. Il Tar in un primo momento ha preso tempo e ha disposto un rinvio in attesa di poter esaminare la documentazione necessaria. Ieri sera è arrivato il verdetto: l’ennesimo colpo di scena in una vicenda che ha sollevato grandi polemiche con l’intervento anche del sindaco, Michele Emiliano, al fianco degli studenti. Il Tar ha accolto i ricorsi confermando la prima graduatoria, le prove sono valide ma non per «i candidati indagati e/o da identificare dalla procura della Repubblica». Nei loro confronti – spiegano i giudici – l’Università dovrà adottare «provvedimenti di esclusione». Insomma, altri potrebbero essere cancellati dall’elenco di chi ce l’ha fatta se dovessero finire invischiati nelle indagini. Tuttavia, i magistrati precisano che l’annullamento totale penalizzerebbe i «più capaci e meritevoli».
Il Tar ha quindi chiuso il capitolo prove. E l’università ha accettato il verdetto: niente ricorso al consiglio di Stato. Rimane aperta invece l’inchiesta della procura. Gli accertamenti, diretti dalla pm Francesca Romana Pirrelli, riguardano i test sostenuti il 4 e 5 settembre a Bari, Ancona e Chieti. Per il momento sono cinquanta le persone iscritte nel registro degli indagati: tra loro ci sono 43 studenti. Le indagini sono partite un anno fa dopo un esposto. La Guardia di finanza ha scoperto l’esistenza di una vera e propria organizzazione che confezionava risposte esatte a pagamento e garantiva l’accesso alle facoltà di Medicina e Odontoiatria attraverso centrali di ascolto: una era stata allestita nell’appartamento di una studentessa, l’altra nell’ambulatorio di un medico. Le soluzioni ai quiz venivano trasmesse in tempo reale con telefonini ultrapiatti di ultima generazione ai ragazzi che avevano frequentato un corso di preparazione. Insomma, si trattava di un piano messo a punto nei minimi dettagli, nulla veniva lasciato al caso ed erano state anche predisposte staffette con le centrali di ascolto per recapitare le domande dei quiz nel caso in cui fosse sorto qualche problema tecnico di comunicazione; inoltre, persino i colori dei vestiti erano stati scelti secondo uno schema ben preciso.