Università, slitta il ddl: in Senato dopo la fiducia La Gelmini: "La riforma sarà legge entro l'anno"

Il ddl Gelmini verrà discusso al Senato solo dopo il 14 dicembre, giorno della fiducia al governo. Intanto il ministro resta ottimista, convinta che Berlusconi otterrà la fiducia e che la riforma sarà legge entro l'anno

Roma - Dopo l'approvazione alla Camera del ddl targato Gelmini, la discussione in aula al Senato verrà avviata dopo il dibattito sulla fiducia previsto per martedì 14 dicembre. Ha deciso così la conferenza dei capi gruppo al cui interno c’è stata la ferma opposizione delle minoranze contro ogni ipotesi di calendarizzare la riforma prima del dibattito sulla fiducia.

Attacco all'opposizione Il ministro per l’Istruzione, Università e ricerca, Mariastella Gelmini rimane comunque ottimista sui tempi per l’approvazione e attacca i suoi detrattori. "L'opposizione, per motivi di pura propaganda politica, mette a rischio provvedimenti urgenti e indispensabili per l'università italiana - si legge in una nota del ministero -, senza l'approvazione rapida del ddl non si potranno bandire posti da ricercatore, non potranno essere garantiti gli scatti di stipendio, non saranno banditi nuovi concorsi".

Berlsconi avrà la fiducia "Sono comunque fiduciosa - ha aggiunto - il 14 dicembre il governo Berlusconi incasserà la fiducia del Parlamento e il ddl diventerà legge entro l'anno". Insomma, il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini non demorde e tira dritto, continuando a fare chiarezza sui reali contenuti del suo ddl e smentendo le critiche nei confronti di alcuni punti del suo progetto. Soprattutto di coloro che sostengono che verranno tagliati dell'80% i fondi per le borse di studio perché, dice: "L’anno scorso c’erano 150 milioni di euro, quest’anno sono 125 milioni, ma c’è l’impegno mio e di Tremonti ad arrivare a 150 milioni come l’anno scorso".

Non è una privatizzazione Il ministro tranquillizza anche il Sud: "Nel piano ci saranno molte più risorse per le borse di studio". Ma soprattuto, la Gelmini non ci sta a far passare il messaggio che la sua riforma rischia di privatizzare l'università perché "è una sciocchezza, e un po' una banalità, che non corrisponde al vero". "Ricorrere all’intervento del privato per l’istruzione pubblica - ha detto la Gelmini - non significa privatizzare l’università, ma potenziarla, e allo stesso modo non si può pensare ad una ricerca legata esclusivamente all’università, ma al contrario, almeno in parte, al matrimonio con il mondo produttivo".

Confronto con i giovani Sulle proteste che in questi giorni hanno coinvolto gli studenti di molte città italiane, il ministro dice di nutrire rispetto e definisce un "piacere" la possibilità di confrontarsi con loro, anche se non le sembra una cosa facile. "Mi piacerebbe venire alla Sapienza, peccato che ogni volta ci siano problemi di ordine pubblico - ha detto la Gelmini ai microfoni di Radio anch'io -, se gli studenti mi consentiranno di poter accedere a una università senza dover chiamare le forze dell’ordine, ben volentieri". 

Studenti scrivono a Napolitano Al suo ingresso alla facoltà di economia dell'Università Roma Tre è stato accolto da uno striscione esposto da una delegazione di studenti con su scritto "Presidente, almeno tu non ci abbandonare". Poi, al presidente della Repubblica alcuni studenti hanno consegnato una lettera in cui esprimevano "disagio e frustrazione nel vedere il nostro futuro scivolarci pian piano dalle mani"."Ho ricevuto la lettera e risponderò dopo averla letta e riflettuto". E' stato questo il commento del capo dello Stato.