Università: stipendi magri per i prof "fannulloni"

Via libera della commissione Istruzione al dl sull'università. Ora l'esame dell'aula a Palazzo Madama. Stretta sui baroni: obbligo di ricerca per gli avanzamenti di carriera e i finanziamenti. Il ministro Gelmini: "Una svolta nel sistema accademico"

Roma - Puntare sulla qualità, premiando l'impegno e i risultati ma, al tempo stesso, dare un segnale forte disincentivando chi preferisce starsene con le mani in mano. E' questo, in estrema sintesi, il nucleo centrale del decreto legge sull'università messo a punto dal ministro Mariastella Gelmini. La commissione Istruzione ha dato il via libera al dl, ora il provvedimento approda nell’aula di Palazzo Madama.

Stretta sui "baroni" Le modifiche più importanti sono state apportate dal relatore, Giuseppe Valditara: si tratta di una vera e propria stretta sui "baroni" che prevede, tra l’altro, l’obbligo di ricerca (certificata in un’anagrafe ad hoc) per gli avanzamenti di carriera e l’accesso ai finanziamenti. D’ora in poi, se il decreto diventerà legge, sarà possibile per le università procedere alla copertura di posti di professore ordinario e associato o di ricercatore tramite la "chiamata diretta" di studiosi impegnati all’estero: una sorta di argine alla fuga dei cervelli italiani.

La Gelmini: "Svolta nel settore accademico" "Il decreto approvato dal governo e gli emendamenti approvati dalla Commissione cultura del Senato sono una vera e propria svolta nel sistema accademico". Ne è convinta il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che sottolinea come da vent’anni si stesse parlando di come legare il merito alla carriera dei professori e di come vincolare i finanziamenti all’università in base a parametri che ne valutassero la qualità. "Per la prima volta le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta". "In base agli emendamenti approvati dalla Commissione, se i docenti non procederanno nell’attività di ricerca saranno esclusi dagli scatti biennali, dalle ripartizioni dei fondi Prin per la ricerca, dalle commissioni per il reclutamento delle strutture accademiche".

L'anagrafe dei professori "È costituita - prosegue la Gelmini - l’anagrafe dei professori, dove vi sarà l’obbligo per tutti i docenti di pubblicare l’elenco delle loro attività di ricerca scientifica". "Il decreto e gli emendamenti impongono poi tolleranza zero verso le università con i conti in rosso e prevedono l’obbligo per i rettori, in sede di approvazione del bilancio, di pubblicare i risultati dell’attività di ricerca, della formazione e del trasferimento tecnologico dell’università. I fondi - conclude il ministro - saranno destinati agli atenei in base ai meriti ed alla qualità della ricerca e della didattica".