Università, tagliati 1.300 corsi fantasma

da Roma

Firmato l’armistizio tra atenei e governo. Il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini è riuscita, almeno per il momento, a contenere i danni derivanti dai tagli e dal blocco quasi totale del turnover che la manovra finanziaria infligge al settore universitario. I rappresentati del mondo accademico, Conferenza dei rettori (Crui), Consiglio universitario nazionale (Cun) e Consiglio nazionale degli studenti (Cnsu), accettano di sedersi attorno a un tavolo di confronto permanente per mettere a punto soluzioni adeguate al rilancio del sistema.
Come li ha convinti? Il ministro ha messo nero su bianco un ordine del giorno (prima firmataria, il presidente della Commissione cultura della Camera, Valentina Aprea) con il quale il governo si impegna a ridistribuire nel sistema universitario le risorse congelate quest’anno dalla manovra già dalla prossima finanziaria. Con una precisa avvertenza, però. «La riattribuzione delle risorse al sistema va di pari passo con la capacità delle università di cambiare e di rinnovarsi», dice la Gelmini.
Insomma accanto alla consapevolezza di aver chiesto «sacrifici pesanti» che hanno già destato «disagio e preoccupazione» negli atenei la Gelmini ha pure la certezza che non si poteva fare altrimenti. «I tagli possono diventare un’opportunità per accelerare verso le riforme – prosegue –. La manovra è di rigore per quest’anno ma non sarà una tendenza per i prossimi anni».
I nodi da sciogliere messi sul tavolo di confronto sono valutazione, reclutamento dei docenti, razionalizzazione dei corsi di laurea. «Basta con i finanziamenti a pioggia» avverte il ministro, che intende legare le risorse ai risultati. Rendere più concreto il funzionamento del sistema di valutazione servirà dunque a premiare gli atenei più virtuosi, in particolare per la destinazione dei fondi di finanziamento straordinario: più soldi a chi fa funzionare meglio l’università.
L’altra dolente nota è quella della moltiplicazione dei corsi di laurea. «Una delle poche iniziative del mio predecessore Fabio Mussi che mi sento di condividere è proprio quella che riguarda la diminuzione dei corsi di laurea – osserva la Gelmini –. Intendo verificare l’effettiva utilità per gli studenti dei tanti corsi di laurea che in realtà servono soltanto ai professori». Troppe le sedi universitarie, avverte il ministro, oltre 200. Troppi anche i corsi di laurea: 5.200 dei quali almeno un centinaio frequentati soltanto da 10 studenti. «Sono troppi anche gli atenei in gravi difficoltà finanziarie – avverte la Gelmini –. È arrivato il momento di razionalizzare». L’ipotesi della riduzione dei corsi di laurea, già avviata in alcune università con la riforma varata dal precedente governo, prevede un taglio di circa il 25 per cento che corrisponderebbe a 1.300 corsi in meno.
Nonostante il regime di risparmi il governo ha stanziato 60 milioni di euro per finanziare progetti di ricerca strategica proposti da giovani ricercatori e selezionati da una commissione internazionale. Ci sono poi i 98.600.000 euro destinati ai progetti di ricerca di interesse nazionale per il 2007 e 1.100 nuovi posti da ricercatore finanziati con 40 milioni di euro. Infine non verranno soppressi gli enti di ricerca con meno di 50 dipendenti come invece è accaduto per altre amministrazioni.
Il confronto è avviato ma intanto negli Atenei studenti e professori sono pronti alla mobilitazione e scenderanno in piazza martedì 22 luglio.