Universitari strozzati dal «racket» degli affitti

Una proprietaria di via Tortona: «Fanno 1.200 E non diciamo niente a nessuno»

Cinquantamila studenti fuorisede stretti nel cappio degli affittacamere-strozzini. Privati che, al di fuori del circuito delle agenzie immobiliari, arrivano a chiedere 500 euro al mese per una stanza da due metri per 1,5. Una situazione esplosiva, con prezzi medi per una singola sui 600 euro al mese, che diventano 300 se ci si accontenta di un posto letto in condivisione, spesso in «camerate» affollate anche da quattro o cinque persone. Con contratti che il più delle volte sono in nero, in modo tale che i proprietari non li debbano neanche denunciare nella dichiarazione dei redditi.
Per verificarlo abbiamo fatto una prova. Abbiamo visitato un appartamento, chiedendo alla signora che ce lo mostrava se la locazione sarebbe stata regolarmente registrata oppure pagata in nero. «In nero? Ma è scontato - ha risposto senza fare una piega -. Il contratto resterà tra me e lei, per il resto non diciamo niente a nessuno». Affitto in nero dunque, ma sul prezzo non si scende. Lo si capisce fin dalla prima telefonata, quando la signora chiede quanto siamo disposti a pagare. «Seicento euro», azzardiamo. «Per quella cifra non se ne parla nemmeno - replica l’affittacamere -. Venga a vedere di persona l’appartamento e se ne renderà conto lei stesso».
La signora ci mostra orgogliosa il suo «gioiellino», 70 metri quadrati al settimo piano in un palazzo di via Tortona. Per una camera da letto, un bagno e una cucina chiede la bellezza di 1.200 euro. Spiega che l’appartamento è ideale per due persone, «non di più perché non voglio confusione in casa». E racconta di alcuni ragazzi, al piano di sotto, che si sono accontentati di «accamparsi» in quattro in un locale più piccolo e alla fine si sono pentiti della scelta fatta. «Qui siamo vicinissimi all’Università cattolica, la si può raggiungere anche a piedi. Per non parlare del panorama che si osserva dal balcone. Ha visto? È la zona più bella della città».
Ma se le si chiede di registrare l’affitto come prescriverebbe la legge, risponde che è un capitolo chiuso. «È un accordo tra me e lei: che bisogno c’è di mettere in mezzo lo Stato?». E così l’affittacamere che fa il contratto in nero non soltanto risparmia l’imposta di registrazione, pari al due per cento del canone. Ma soprattutto evita di dover inserire nella dichiarazione dei redditi la nuova entrata, considerata a tutti gli effetti come fonte di guadagno. Proprio per far emergere un fenomeno, quello degli affitti in nero, molto diffuso in Italia, è stata inserita una modifica nell’ultima Finanziaria. I genitori degli studenti fuorisede distanti almeno cento chilometri da casa potranno detrarre dalla dichiarazione dei redditi il 19 per cento del canone di locazione, fino a un importo di 2.633 euro. Un incentivo dunque a chiedere che l’affitto sia regolarmente registrato, nella speranza che gli affitti in nero smettano di dilagare in modo indiscriminato.
Bisogna fare attenzione. Le bacheche delle università sono piene di annunci. Leggendo le proposte nel dettaglio, ci si rende conto che i prezzi non scendono. Per un monolocale di 30 metri quadrati in zona Loreto chiedono 670 euro al mese, spese incluse. Un bilocale a Cologno Nord invece viene a costare 700 euro più 185 euro di spese condominiali. E anche spostandosi fino a Melzo tre persone pagano 900 euro al mese.