Gli uomini chiave dell’operazione dell’anno

Da Palazzo Chigi al Tesoro, ai consulenti: ecco chi avrà ruolo nelle decisioni per la valutazione delle cordate. Gli advisor della «fase due». Il fermento tra i manager e i bridivi alla Magliana

da Milano

Romano Prodi conosce bene l’Alitalia: faceva parte del suo gruppo quando presiedette l’Iri, e fu lui a sostituire Umberto Nordio con Carlo Verri. Uno degli uomini più vicini a Prodi è un’ex di Alitalia: è Daniele De Giovanni, che fu assunto dall’allora presidente Renato Riverso quando questi aveva in mente di vendere la compagnia a British; percorse la carriera fino a diventare direttore della pianificazione. Fu allontanato da Domenico Cempella, che al suo arrivo cambiò radicalmente la squadra. Oggi De Giovanni è in una posizione strategica, perché Palazzo Chigi, più che il Tesoro, avrà l’ultima parola. Egli ha un legame forte con un altro personaggio chiave, il sottosegretario all’Economia, Massimo Tononi, al quale il governo ha attribuito una specifica competenza sulle privatizzazioni in virtù dell’esperienza tecnica maturata nella banca d’affari Goldman Sachs. Altro amico di Di Giovanni è un esperto di salvataggi: Orlando Barucci, partner alla Vitale e associati, figlio del banchiere ed ex ministro Piero Barucci.
Se l’ultima parola spetterà a Palazzo Chigi, il venditore è il Tesoro, che possiede il 49,9% di Alitalia. Qui un ruolo chiave appartiene al direttore centrale Dario Scanapieco, che si è occupato della compagnia, negli ultimi anni, resistendo alle stagioni della politica. Il ministero si è già dotato di due advisor: la banca d’affari Merrill Lynch e, per gli aspetti legali, lo studio Chiomenti. Il numero uno in Italia di Merrill Lynch, che è un tradizionale consulente del Tesoro, è Andrea Pellegrini: questi avrà un ruolo sostanziale nella valutazione delle cordate. Il Tesoro potrebbe comunque decidere, nella «fase due», di avvalersi di un’ulteriore consulenza più specificamente industriale; si fanno i nomi di Roland Berger, di Boston consulting group, di PriceWaterhouse, di Bain. Unica esclusa dovrebbe essere Mc Kinsey, che come consulente ha avuto parte nell’attuale gestione di Alitalia.
Gaetano Miccichè, l’uomo degli investimenti industriali di Intesa San Paolo, è il sostegno determinante di Carlo Toto, presidente di Air One. Toto si sta avvalendo della consulenza di Domenico Silvestri (ex Avianova, ex Air One, ex Sea) e di Giulio De Metrio (ex Alitalia, ex Volare), e la vicinanza di questi a Gianni Sebastiani (ex amministratore delegato della stessa Alitalia e di Meridiana) può far intuire un coinvolgimento di questo nel progetto.
Un altro uomo di industria aeronautica coinvolto in questa prima fase è Alcide Leali, che partecipa tramite Lefinalc (già holding di controllo di Air Dolomiti) alla cordata guidata dalla M&C di Carlo De Benedetti, cui dà un valore aggiunto specifico. Air Dolomiti, fondata dallo stesso Leali, è stata una delle storie più fortunate nel trasporto aereo italiano: i punti chiave del successo sono stati la politica delle alleanze (Lufthansa), il posizionamento nel segmento business e la scelta della flotta. Restando nel mondo aeronautico, la partecipazione di Texas Pacific Group appare particolarmente blasonata: il fondo americano è l’unico a portare, come curriculum, il risanamento di una compagnia aerea delle dimensioni della statunitense Continental, quinta nel mondo, ed esperienze forti in Ryanair e Quantas. In Italia il numero uno di Tpg è Davide Croff, ex Bnl; l’interrogativo più interessante riguarda i futuri partner del gruppo, visto che una società Usa non può acquisire più del 25-30% di una compagnia europea.
Infine, una nota sui manager: il settore del trasporto aereo è molto specialistico, e molti illustri nomi che negli ultimi anni sono rimasti a casa sono in fermento per futuri incarichi. Simmetricamente, all’interno della compagnia i cosiddetti dirigenti-ferrovieri (quelli che Cimoli ha chiamato dalle Fs) non vivono sonni tranquilli.