«Per uomini e donne il motivo è lo stesso: voglia di sicurezza»

Professor Vanni Codeluppi, lei è sociologo dei consumi e docente all’Università Iulm di Milano:
Siamo davvero tutti così appassionati di animali?
«Intendiamoci, non si tratta di animalismo in senso stretto. Collocherei il trend di acquisto di oggetti dalle forme animali nella tendenza più generale di consumare prodotti con un contenuto ludico e regressivo».
Vale a dire?
«Oggetti dai colori vivaci e decisi oppure morbidi e soffici oppure che ricordino nel design un passato piacevole, come quello degli anni ’60: oggi vanno per la maggiore prodotti in tutto e per tutto simili a giocattoli».
Perché?
«Evidentemente queste forme ci offrono importanti rassicurazioni, ci conducono con la mente a ricordi positivi. Nello spazio della quotidianità il collezionismo di questo genere di oggetti è qualcosa che non genera problemi ed è al riparo da minacce esterne. In tempi come i nostri che, anche grazie all'amplificazione dei media, sono fortemente ansiogeni, i consumatori cercano oggetti gratificanti. Una sorta di rifugio a portata di mano nella vita di tutti i giorni».
Ma perché proprio gli animali?
«Pensiamo al successo dei cartoon, che spesso hanno come protagonisti, umanizzati, degli animali che riscuotono grande affetto tra il pubblico, come i pinguini. Anni fa esisteva solo il film di Natale della Disney, oggi la scelta nel settore è amplissima. È in crescita anche tutto il mercato del pet: sono in aumento i proprietari di animali, ed è in aumento la portata del loro portafogli per spese che riguardino la salute, ma anche la bellezza, dei loro quattro-zampe. Questo dimostra che esiste una forte ricerca della dimensione affettiva nella nostra società».
È più marcata negli uomini o nelle donne?
«Gli uomini si stanno sempre più femminilizzando sul fronte dei consumi: direi che il divario tra i due sessi si è assottigliato, come dimostrano i comportamenti giovanili dove l'aspetto ludico, regressivo e gratificante è quello preponderante sia tra le ragazze che tra i ragazzi».