Uomini di terra e di mare nella telecamera di Soldini

Così il regista di «Giorni e nuvole» vede la Liguria

Uno sguardo «esterno» per dare senso ad una terra liquida e pietrosa. La Regione Liguria ha avuto l'idea. Silvio Soldini ha raccolto la sfida. Un camallo, un ex operaio, una floricoltrice, un pescatore, un giovane viticoltore, un ex comandante di navi e un coltivatore di olive hanno costruito la storia. Il risultato: «Un piede in terra, l'altro in mare», che il regista Soldini ha girato lo scorso anno mentre era in Liguria sul set del film «Giorni e nuvole», con Antonio Albanese e Margherita Buy.
Uno dei maggiori registi italiani, firma così un ritratto strutturato sui racconti di sette diversissimi personaggi. Poesia, nostalgia e consapevolezza dell'appartenenza al proprio territorio sono gli ingredienti che condiscono il documentario finanziato dalla Regione e realizzato in collaborazione con la Film Commission diretta da Andrea Rocco. Parallelo, ma assolutamente autonomo dal film, «Un piede in terra, l'altro in mare» - titolo preso in prestito dalla canzone «A cimm-a» di De André - è stato affidato al regista senza vincoli di contenuto, di taglio narrativo e di formato. Piena libertà creativa insomma, e la richiesta di guardare alla terra e alla gente di Liguria con l'occhio di poeta delle immagini che certamente Soldini possiede. Ne è venuto fuori come per incanto tra semplicità, colori, immagini in bianco e nero, e racconti veri e spontanei, ritratti di liguri che narrano il loro lavoro, la loro storia e il loro territorio.
Uomini e donne dunque, che dal mestiere, dalla professione e dal «saper fare» traggono identità, e non solo individuale. C'è Amanzio Pezzolo, portuale, grande narratore del fascino dei traffici, delle merci e degli uomini delle banchine che spiega come: «i container non sono mazzi di fiori, danno anche fastidio, ma questi sono i porti, e senza porti Genova e la Liguria non esisterebbero». Ci sono gli sguardi e i silenzi di Simone Gambazza, pescatore di Camogli e la storia di Mariangela Cattaneo, floricoltrice del ponente, sull'orlo di realizzare «una bella fetta di sogno», dopo aver rubato un pezzo di terreno alla montagna. E mentre in «Giorni e nuvole» Soldini ha dato voce all'angoscia del lavoro perduto, in «Un piede in terra, l'altro in mare» parla dell'identità forte e antica che viene dal lavoro, per quanto duro e difficile, o persino «infernale» possa essere, come l'acciaieria descritta da Franco Pellini, operaio metalmeccanico, ora in pensione. Ci sono i racconti di Heidy Bonanini, giovane vignaiolo di Riomaggiore, che ha iniziato a diciotto anni con una vigna di settecento metri quadrati, e che in questi anni ne ha messo a posto ottomila. C'è spazio anche per la nostalgia di Alessandro Bagioli, che ha visto e girato intorno al mondo cento volte sulla tolda di tanti navi, di cui è stato ufficiale e comandante. E l'esperienza di Franco Roi Boeri di Badalucco che coltiva olive e produce olio destinato ai mercati di New York e degli Emirati Arabi.