"Un uomo può sposare una bambina di un anno"

Un religioso saudito alla tv: "Non c'è un'età minima per le nozze". E spiega: "Abbiamo un modello da seguire. Maometto prese una moglie che aveva sei anni"

Ricordate Nujood Ali? Aveva dieci anni e agli inizi d’aprile s’intrufolò nelle aule del tribunale di Sanaa, in Yemen. Rimase appollaiata sulle panche dell’aula per l’intera mattina. Quando tutti se ne stavano andando, un giudice gentile chiese alla piccola silenziosa chi aspettava. Nujood rispose che era lì per divorziare. La sua storia di bimba sposa violentata e sottomessa, l’infamia del padre liberatosi di lei in cambio di pochi denari, l’abiezione del marito quarantenne pronto a sposarla e a pretenderne la carne accesero d’indignazione il mondo e costrinsero lo Yemen a cambiare la legislazione sui matrimoni (oggi l’età minima è salita a 18 anni).

Tanto rumore per nulla. Il dottor Ahmad Al Mu’bi, esperto di religione e questioni matrimoniali nel regno saudita, spiega invece che per l’Islam, se c’è di mezzo un matrimonio, l’età minima della sposa non conta: «Non esiste un’età minima per le nozze, potete unirvi in matrimonio anche con una fanciulla di un anno, per non parlare di quelle di 7, 8 o 9», garantisce in un’intervista televisiva alla televisione libanese Lbc il religioso considerato, a casa sua, il massimo esperto di matrimonio islamico. E a preoccuparsi troppo si rischia di peccare, perché, ricorda, bisogna seguire i buoni esempi. «Il modello che seguiamo – spiega Al Mubi – è quello del Profeta Maometto: lui prese in moglie Aisha quando aveva appena 6 anni, ma iniziò a far sesso soltanto quando ne aveva 9».

E allora poche storie. Lo scandalo delle spose bambine non esiste. Certo qualcuno potrebbe riempirsi la bocca di parole come consapevolezza, libertà di scelta, capacità di giudizio. Potrebbe, come la fotografa Stephen Sinclair autrice di un reportage sulle spose bimbe in Afghanistan, citare la storia del 45enne biscazziere Mohammed Fazal che le confessò di aver ottenuto la moglie tredicenne in cambio dei debiti di gioco contratti dal padre tra i fumi dell’oppio. Ma sarebbero le solite irrispettose manfrine, ininfluenti rispetto al «buon esempio» e alle necessarie distinzioni tra l’unione coniugale fallace e quella rispettosa dei canoni islamici. «L’età per far sesso dipende dalle tradizioni e dai luoghi, in Yemen si sposano a 9, 10 anni altrove a 16, ma non conta... Una cosa sono le nozze, un’altra è fare sesso», distingue il dottor Al Mubi affidando la discriminante fondamentale alla volontà paterna. «Il matrimonio è un semplice contratto che indica il consenso, il guardiano di quanto succede alla figlia deve essere il padre perché la sua opinione è obbligatoria... E soltanto grazie a quella una ragazza viene data in moglie».

Sulla rettitudine dei padri ci sarebbe da raccontarne. C’è la storia delle sperdute province pakistane del Baluchistan dove lo scorso mese 15 ragazze della tribù dei Chakranis sono state date in sposa agli uomini Qalandari per mettere fine a una faida per l’uccisione di un cane. C’è la storia di Zeinab, 10 anni, venduta per 1500 dollari a un 50enne muto e trasformata in una schiava casalinga. Ma nulla incrina le certezze del dottor Al Mubi. «Chi vi autorizza a dipingere gli uomini come lupi feroci – obietta in tv il religioso saudita -? Il padre è un guardiano e se concede sua figlia in moglie a un uomo di livello appropriato quel matrimonio deve essere valido». E poi bisogna tener conto di frangenti e circostanze. «Prendete un padre con tre o quattro figlie, senza più moglie, ma costretto a viaggiare... Non è meglio affidarle a qualcuno in grado di proteggerle che, a tempo debito, potrà far sesso con loro?». Capitò in Afghanistan al 70enne colonnello Mohammad Khan pronto, pur di abbandonare il suo paese e trasferirsi con un nuova moglie a Kabul, a concedere la figlia 13enne a un uomo 35 anni più vecchio di lei. La figlia, dopo le nozze, continuò a scrivergli implorandolo di andare a riprenderla. Quando, anni dopo, il colonnello si decise ad andare dalla figlia la trovò agonizzante sul letto di casa. Lei gli chiese di avvicinarsi e gli sussurrò all’orecchio l’ultima maledizione. «Grazie papà per avermi abbandonato nelle mani di quell’uomo».