Un uomo solo contro il «freddo»

Paola Setti

Dice che si sentirà un alieno là in mezzo a tanti rossi, lui che al massimo è arrivato all’arancione, «io che sono del contrario alla siderurgia fra le case». Epperò la questione Cornigliano è politica, fare quanto meno da spina nel fianco è doveroso, quindi Sandro Biasotti alla fine ha detto sì. L’invito a entrare a far parte della società Per Cornigliano lo aveva rivolto al centrodestra il presidente della Regione Claudio Burlando. Spiegando che, sì, il nuovo governo di centrosinistra avrebbe proceduto smontando pezzo per pezzo i progetti della precedente legislatura sul futuro delle aree liberate dalle attività a caldo. Ma che, ecco, «adesso che i tre enti che fanno parte della società, Comune, Provincia e Regione, sono tutti dello stesso colore, per una questione di democrazia mi pare corretto che un posto sia riservato all’opposizione».
Il centrodestra ci ha pensato su parecchio, stretto nel dilemma «partecipare e rischiare di diventare complici di un’operazione che non condividiamo oppure lasciare il via libera a quella stessa operazione senza neppure esser lì per dire la nostra?». La decisione è stata presa ieri, quando in commissione Bilancio è stato chiarito che il ruolo dei consiglieri di amministrazione non sarebbe operativo, ma politico. Il centrodestra indicherà il nome entro martedì prossimo, o comunque in tempo utile per convocare a breve la commissione nomine. La scelta ricadrà con ogni probabilità sull’ex presidente. «È lui che ha sempre seguito la questione» hanno detto sin da subito gli alleati. E Biasotti ha iniziato con il piede di guerra. Ieri in commissione la minoranza ha votato contro la modifica dello Statuto della società voluta dal centrosinistra per consentire che a presiederla sia il sindaco Giuseppe Pericu e non più una persona di nomina regionale.
Sullo sfondo l’antica querelle, la giunta Biasotti che ottenne le aree grazie a un emendamento del governo Berlusconi, il centrosinistra a rivendicare per il Comune, e non per la Regione, la gestione della partita. «Tanto per cominciare, Burlando poteva nominare chi voleva senza cambiare lo Statuto - s’infervora l’ex governatore -. E poi ci sono i precedenti: anche Sviluppo Italia o la Fiera di Genova si occupano di questioni cittadine, eppure per un gentlemen agreement la nomina del presidente spetta alla Regione. Allora che cambino le regole in tutta la città».
Tanto più che, avverte Biasotti, se la società si troverà a cedere le aree al Comune, «il sindaco si troverà in una posizione di imbarazzo, a essere colui che cede e colui che acquista». Senza contare che «la presidenza al Comune sarebbe un impoverimento per la Regione, che detiene il 45 per cento delle quote». E sia, la battaglia può cominciare.