Uomo di al Zarqawi in Italia per organizzare un attentato

Alessia Marani

da Roma

L’intestazione dell’informativa ha la dicitura «urgente» e «segretissimo» mentre il contenuto dell’allegato, inviato dalla nostra ambasciata in Arabia Saudita ai servizi d’informazione italiani, parla espressamente di un noto terrorista iracheno incaricato di compiere una clamorosa azione nel nostro Paese. Dove, come e quando colpirà, il telex diplomatico non lo dice. Si limita a mettere nero su bianco le informazioni ricevute (probabilmente dalle «antenne» del Sismi a Riad o da qualche Servizio collegato) sulla cinquantacinquenne primula rossa Abu Abdelrahman Al Jazaeri legata al sottoposto di Osama in Irak, Abu Musab al-Zarqawi, diretta in Italia per ottemperare a un preciso mandato del superiore giordano.
Di questo pesce grosso di Al Qaida che gli americani da mesi cercano di far cadere nella rete, il grande pubblico sa poco. Per gli addetti ai lavori è invece una pedina essenziale nello scacchiere della guerriglia irachena, e prima ancora della «resistenza» afghana. Stando a informazioni riservatissime, il terrorista avrebbe sulla coscienza numerosi soldati americani avendo organizzato, e diretto, le incursioni dei miliziani sponsorizzati da Bin Laden nella città irachena di Rawoh. È considerato altamente pericoloso per i suoi stretti contatti con elementi di spicco del terrorismo planetario: riprese satellitari, intercettazioni col metodo Sigint, soffiate di informatori fra Bagdad e Nassirya lo danno in contatto con il giordano Darar Ismail Abu Awda, noto anche col nome di battaglia Abu Al Afghan Al Falestini. Il temibile Jazaeri, che avrebbe ancora addentellati con i capi-guerriglia Abu Asil Al J. e Kaled al Britani distintisi nella lotta, casa per casa, nel centro abitato di Rawoh, avrebbe vissuto per una quindicina d’anni in Italia ed è ricercato per la sua particolare preparazione nella messa a punto di autobomba e cinture esplosive. Si sarebbe specializzato insieme ad altri due celebri «bombaroli» iracheni, Abu Hafs Al Libi e Kabab al Masri, nel cosiddetto «triangolo della morte» a sud di Bagdad e nell’enclave sunnita di Falluja dove godeva di appoggi sia tra gli integralisti pro Osama delle «Bandiere nere» dello sceicco Omar Hadid, sia fra i criminali del tagliagole Ahmed Samaka.
Proprio a Falluja l’«italo-iracheno» Jazaeri avrebbe ricevuto da un messaggero di Al Zarqawi il mandato definitivo a pianificare, e portare a termine, un’operazione terroristica in grande stile in Italia. Il conseguente passaggio su Riad del principe del terrore avrebbe fatto alzare il livello di allerta anche perché, come riportato dal Giornale il 20 agosto, proprio in Arabia Saudita si sarebbero perse le tracce di quattro kamikaze (il siriano Adnan Al-Moussain, il pachistano Mohammad Nadir e i due fratelli bengalesi Hussain Delower e Hussein Karimal, militanti del gruppo Jamàat al Tashid wal Jahad) indicati da più agenzie d’intelligence come i terroristi prescelti per colpire quanto prima due Paesi della Coalizione impegnata in Irak, ovvero l’Italia e l’Olanda.
Probabilmente attraverso i medesimi canali che hanno permesso a Jazaeri di arrivare, e soggiornare, in Arabia Saudita, il quattro terroristi hanno ultimato la loro preparazione allenandosi in un campo d’addestramento frequentato dalle nuove leve dell’organizzazione di Osama Bin Laden. Se le strade di Jazaeri e quelle del «poker della morte» composto da Adnan Al-Moussain, Mohammad Nadir, Hussain Delower e Hussein Karimal siano destinate a incontrarsi in territorio italiano, è presto per dirlo. L’allerta è alta, e intorno a questi nomi è destinato a restarci per un bel po’.