Uova e bulloni contro gli agenti: il corteo finisce a manganellate

Poco più di un mese fa la rabbia degli ultrà per la morte ad Arezzo di un tifoso laziale si sfogò contro un commissariato, attaccato a colpi di pietre e razzi, senza che le forze dell’ordine alzassero un dito. Ieri mattina ancora scontri, questa volta con i metalmeccanici, da tempo in lotta per il rinnovo contrattuale, per impedire che arrivassero alla sede di Assolombarda. Urla, spintoni, qualche manganellata, poi le tute blu si sono ritirate. Mica erano lì per azzuffarsi con la polizia e carabinieri, e tutto è tornato alla calma.
«Sono letteralmente allibita - commenta Maria Sciancati, segretaria della Fiom Cgil - chiaro che ogni manifestazione diventa alla fine un po’ vivace, può volare qualche parola poco elegante e magari anche qualche uovo, ma nessuno di noi era lì per creare incidenti. Gli incidenti sono avvenuti perché Assolombarda ha chiesto esplicitamente alle forze dell’ordine di non farci arrivare fin sotto le loro finestre, e qualche dirigente del servizio che ha preso un po’ troppo alla lettera la richiesta».
I tafferugli, anche se tutto sommato abbastanza ridotti, sono avvenuti in via Pantano dove si erano concentrati i circa 3mila operai che avevano preso parte alla dimostrazione. La manifestazione, organizzata da Cgil, CiSl e Uil, era partita verso le 10.30 da piazza San Babila per arrivare davanti ad Assolombarda nel giro di mezz’oretta. I lavoratori volevano arrivare fin sotto le finestre ma hanno trovato transenne e agenti in tenuta antisommossa. Gli operai hanno cercato di fare pressione sui cordoni delle forze dell’ordine venendo subito respinti. Poi sono volate uova, e sembra anche qualche bullone, diretti all’edificio, ma finite sulle auto in sosta, mandando in frantumi un paio di lunotti. Due operai sono finiti in ospedale, solo tagli al volto ma niente fratture. Il primo è un dipendente della Ansaldo-Camozzi di Sesto San Giovanni, l’altro Massimiliano Murgo, il gruista-mulettista 31enne della Brollo (gruppo Marcegaglia) è indagato nell’inchiesta sulle «nuove Br» e per questo sospeso dalla Fiom e poi, quando ha fondato un sindacato tutto suo, espulso dalla Cgil.
«Sia ben chiaro che la presenza di Murgo non c’entra nulla con gli incidenti - aggiunge Sciancati -. Lui le ha prese non perché stesse facendo chissà cosa ma per essersi trovato in prima fila. Ci fossi stata io, le manganellate sarebbe toccato a me. La scaramuccia comunque è finita in pochi istanti perché noi ci siamo immediatamente ritirati. Del resto eravamo lì per rivendicare le nostre ragioni, non certo per fare a botte, come teppisti, con le forze dell’ordine. Che però mi sembra si siano comportate quanto meno con eccessivo nervosismo. Forse non sono più abituate a fronteggiare le proteste operaie, intemperanti forse, ma violente mai».