Gli urbanisti: troppi fiumi canalizzati

Per il presidente dell'Istituto nazionale di Urbanistica, Federico Oliva, "i fiumi sono stati trasformati in canali, dove l’acqua si accumula in maniera rapidissima e ha dei picchi di altezza rilevanti"

Quando si verificano tragedie come quella che ha colpito Genova e, la settimana scorsa, le Cinque terre e la Lunigiana, subito si cercano le cause e si punta il dito contro le inefficienze degli amministratori e dello Stato. Disboscamenti, mancanza di manutenzione e cementificazione selvaggia sono i principali indiziati. E' sin troppo facile cadere nella demagogia, ma soffermarsi sugli sbagli più evidenti dell'uomo nella gestione del territorio può essere utile a evitare il reiterarsi di atteggiamenti potenzialmente nefasti per tutti.

Dal punto di vista squisitamente tecnico Federico Oliva, presidente dell'Istituto nazionale di Urbanistica (Inu), spiega a Radio 24 che "gli accumuli improvvisi di acqua come quello che si è verificato ieri a Genova sono determinati, oltre che dalla cementificazione, dagli interventi di ingegneria fatti nei decenni scorsi".

Oliva osserva che "i fiumi sono stati trasformati in canali, dove l’acqua si accumula in maniera rapidissima e ha dei picchi di altezza rilevanti. Ma i fiumi devono respirare, vivere, avere lo spazio per assorbire, non possono essere trasformati in canali artificiali".