Gli urbanisti a Veltroni: «La capitale non è Bilbao»

Un ciclo di conferenze all’Eur per parlare della trasformazione cittadina

Silvia Marchetti

Roma cambia pelle, orientata verso il futurismo più sfrenato, ma troppo in fretta e senza attenzione al passato. Dall’Ara Pacis di Richard Meier, all’Auditorium di Renzo Piano, alla Nuvola del Centro Congressi di Fuksas, il Macro di Odile Decq, i grattacieli dell’Europarco Purini fino alla nuova città dello sport che il sindaco vorrebbe erigere a Tor Vergata. Il piano regolatore parla chiaro: acciaio, vetro e mattone invaderanno Roma. La sfida del futuro diventa dunque coniugare tradizione e avanguardia, tecnologia e storia, con un occhio alla metropoli del Terzo Millennio che dovrà essere al tempo stesso ecologica e a misura d’uomo.
Ieri il gotha degli urbanisti romani ha inaugurato nel Palazzo degli Uffici dell’Eur - cuore della Roma razionalista - il ciclo dei «Colloqui sull’architettura»: ospite d’onore, il lussemburghese Léon Krier, consulente all’urbanistica di Carlo d’Inghilterra e «portavoce» dei tradizionalisti. I seminari, ai quali saranno invitati nelle prossime settimane altri celebri architetti (tra cui Piano e Fuksas) daranno così una grande vetrina alla battaglia ideologica in atto tra futuristi e classicisti incentrata sullo sky-line e la natura della futura metropoli. Si tratta della prima iniziativa organizzata dal nuovo Centro Studi di Architettura Razionalista nato a dicembre presso il Palazzo dei Congressi, unico organismo in Italia per la tutela, il restauro e la valorizzazione dei monumenti razionalisti e delle Città di Fondazione sorte tra il 1920-1940, tra i quali l’Eur e il Foro Italico. Il Centro studi vede la partecipazione di Eur Spa, della Regione Lazio e la consulenza dell’Agenzia per la Città di Cristiano Rosponi, ed è il frutto dell’iniziativa del capogruppo alla Pisana e deputato di An Fabio Rampelli. A questo primo colloquio, oltre a Krier hanno partecipato Mauro Miccio, ad di Eur Spa e docente di Comunicazione a Roma Tre, e Amedeo Schiattarella, presidente dell’Ordine degli Architetti romani. I protagonisti si sono trovati d’accordo sulla necessità di rendere i processi di trasformazione in atto nella capitale il meno traumatici possibile. Modernizzare sì, ma con un occhio alla tradizione: «A Roma è necessario rispettare la continuità con il passato», ha affermato Schiattarella. Krier, che farà da consulente al Centro Studi, come punto di riferimento per la città del futuro ha indicato appunto l’Eur, il cuore razionalista di Roma: «É un modello urbanistico perfetto - ha detto - per stabilire come sviluppare la metropoli moderna». Una sorta di laboratorio, un quartiere-esperimento dal quale partire. Fedele al concetto di architettura antropologica che rispetti le esigenze umane, l’urbanista ha lanciato l’idea di una Roma ecologica costruita con materiali naturali e locali, in opposizione alla Roma dei grattacieli e dei quartieri-periferia (come Spinaceto) che stravolgono la dimensione sociale della città. «Roma - ha ammonito - non è Bilbao dove si possono costruire edifici spettacolari». Un monito forse indiretto al sindaco Veltroni.