Urbanistica: un balletto per favorire i “poteri forti”

Pietro Samperi*

I cittadini romani sono abituati ad essere maltrattati, ma non amano essere presi in giro. Alludo al balletto in atto sul Piano Regolatore. Esso non dovrebbe interessarmi, come tecnico, se non si basasse su aspetti che hanno invece riferimenti squisitamente tecnici. Il Consiglio comunale non sta infatti discutendo il Piano, ma la delibera delle controdeduzioni alle osservazioni, per inviare entro pochi giorni il tutto alla Regione. Questa, intanto, ha approvato una modifica legislativa ad hoc, inserita impropriamente nella legge finanziaria (per renderla meno appariscente), ufficialmente per approvare il Piano in pochi giorni (si fa per dire), in realtà per evitare critiche scomode. A questo punto che senso ha il desiderio del sindaco Veltroni, espresso solo ora, di fare un “Piano condiviso”, se ciò non è stato cercato tempestivamente, anzi rifiutato, in sede di elaborazione, poi di adozione, poi di esame delle osservazioni? Ogni proposta, al di là di singole e marginali modifiche di controdeduzioni, comporterebbe una rielaborazione francamente ora inimmaginabile. L’ultima fase dell’iter comunale sia dunque approvata da chi ha avuto finora la responsabilità del Piano. Ho sostenuto più volte che questo è già in attuazione e che molti guai sono fatti. Per il resto esso è quasi inutile. Dunque sia approvato, senza consenso né ostruzionismi. Poi si vedrà. Tanto meno, a questo punto, sembra utile chiedere modifiche che, se marginali, non sono tali da modificare il giudizio sul Piano, se sostanziali, non possono essere più introdotte in questa fase. Non torno nel merito di ciò che non va e di come si dovrebbe operare. Riterrei più serio, sia per la maggioranza (se cerca un più ampio consenso), sia per l’opposizione, riprendere il discorso su una base che, fra l’altro, non invento io ma è quella che ufficialmente fu da tutti scelta e/o condivisa: una seria pianificazione a scala metropolitana. Su questo tema più enti pubblici hanno speso milioni di euro e illustri professionisti hanno lavorato anni per produrre documenti, Piani e un Testo Unico di legge urbanistica regionale che sono rimasti nei cassetti... forse perché, pur condivisi da entrambi gli schieramenti politici, non lo sono stati da qualche “potere forte”.
(*) Urbanista