Urbanistica, alla città serve armonia

Expo, grandi opere, iniziative architettoniche, collegamenti e tutto quanto cui si sta lavorando o se non altro si programma e si pensa, quale città faranno diventare Milano? Un interrogativo al quale nessuno è in grado di rispondere, ma semplicemente perché il grande piano della futura metropoli parte con una insufficiente visione urbanistica. A progettare sono stati chiamati molti famosi stranieri, certamente di valore, ma cosa leghi tra loro lo stile di questi progetti e quale sarà l'impatto finale sulla città si può solo intuire dai plastici, intuizione come sempre lontana dalla realtà. Milano ha avuto, nella sua storia, uno sviluppo architettonico e urbanistico legato a precisi stili, correnti, determinate scuole di pensiero anche condizionate dai regimi politici, ma sono tutti questi fatti che ne hanno disegnato un certo volto, di sicuro con l'eccezione delle zone periferiche. Ma domani cosa sarà delle nuove torri? Non credo, come sostengono architetti di secondo piano o le indagini via internet, che ci troveremo a Shanghai o Dubai, perché le costruzioni in tutto il loro insieme non saranno poi né molte né sconvolgenti. Si inneggerà al progresso, alla Milano città del futuro, grande e competitiva, ma la sua anima e la sua identità esisteranno ancora? Credo di sì, ma a patto, ed questo il punto fondamentale, che tra trasporti, verde, parcheggi, numero di abitazioni ed uffici si realizzi grande equilibrio ed armonia.