Urge ritrovare il vero Toni Camoranesi è senza bussola

A Del Piero servirebbe la cura Capello: partire dalla panchina pure in nazionale

Toni è il capofila dell’Italia che non ingrana ancora. Obiezione scontata: non è adesso che devono risultare in forma. Replica: ma il mondiale è domani. Quella di Toni, poi, non è una curva fisiologica sistemata lungo un tracciato strepitoso, 31 gol collezionati da settembre a Verona. Piuttosto è la spia dell’esaurimento della carica e delle migliori energie fisiche e nervose e sembra arrivare da molto lontano. Dalla fase finale del campionato allorquando anche Prandelli decise di sostituirlo più volte provocando qualche malmostoso atteggiamento. Qui è Lippi che deve decifrare e intervenire: se si tratta di un ritardo canonico di condizione, nessun problema, se invece è il suo profilo fisico e tecnico a venir meno, allora la questione cambia. Toni non è, come molti suoi colleghi reduci dalle coppe, abituato a giocare in sequenza ravvicinata più partite. Anche questo è un fattore da valutare. Toni non è l’unico a marcare un grave ritardo rispetto al traguardo del minimo sindacale in fatto di forma. Anzi è in buona compagnia. A braccetto con lui può andare anche Del Piero che risulta, nella sagoma, anche appesantito e non per effetto del taglio dei capelli alla marine. Quando non è in gran spolvero, Alex fatica a ritagliarsi altri compiti, altri ruoli, diversi da quello tradizionale di seconda punta, che gira al largo della boa centrale. Tirarlo a lucido facendolo partire dalla panchina è un progetto ardito, riuscito a Capello ma dopo tormenti e polemiche che hanno coinvolto anche il tifo bianconero.
Il centrocampo a tre di Lippi e dell’Italia ha bisogno del miglior Camoranesi per recuperare cifra tecnica e respiro mondiale. Fin qui non se ne hanno notizie convincenti. Deve forse perfezionare anche la posizione il codone di cavallo: nelle due esibizioni in terra svizzera ha giocato troppo defilato sull’esterno destro così da allargare il fronte occupato dagli altri due sodali di reparto e trovando solo in Oddo, nella serata di venerdì, un degno compare per le proprie scorribande. Perrotta continua a coltivare grandi ambizioni ma è sicuramente al quinto posto nella graduatoria dei centrocampisti e solo con un centrocampo più folto (tipo la Roma di Spalletti senza attaccanti) può valorizzare le migliori caratteristiche e tornare utile anche in zona gol. In fatto di meno va ricordato infine un difetto congenito del gruppo arruolato da Lippi. Dietro il drappello dei possibili titolari, 13-15 più o meno, forse anche 16 nel calcolo più generoso, resistono oscuri gregari che non offrono garanzie a livello internazionale. Si pensi a Barone, Barzagli, Zaccardo, tutti e tre del Palermo. Vedere la classifica ottenuta dalla squadra di Zamparini per capire.