Uri Caine con la Verdi agli Arcimboldi: «Preparo una sorpresa»

Il grande musicista torna a Milano per la prima volta dopo il 2000: in programma le Variazioni Diabelli per pianoforte e orchestra

Franco Fayenz

Uri Caine ritorna a Milano, dove nel 2000 fu applaudita la sua impresa più audace, la rielaborazione delle Variazioni Goldberg di Bach presentata all’Aperitivo in Concerto. Questa volta arriva domani al Teatro degli Arcimboldi: in programma ci sono le Variazioni Diabelli di Beethoven secondo Caine (cioè per pianoforte e orchestra).
Il protagonista siederà al pianoforte e avrà la collaborazione dell’Orchestra Verdi diretta da Carlo Tenan: è uno dei concerti del Progetto TAM (Tutta un’Altra Musica) in corso agli Arcimboldi per la cura di Paolo Arcà.
L’Italia è diventata per Caine una seconda patria. Ci suona spesso, proponendo gli esiti più vari dell’inesausta esplorazione musicale («Devo cercare, cercare, cercare», dice) che è la ragione della sua vita.
Nel 2003 è stato direttore della Biennale Musica di Venezia, adesso ha accettato la direzione artistica del Festival del jazz di Bergamo che ha luogo nel prossimo marzo. É quasi sempre in viaggio, Caine, e per scrivere musica si serve di un computer portatile. Sul monitor si può leggere la partitura delle Variazioni di Brahms su un tema di Haendel che sono l’oggetto delle sue rivisitazioni in corso d’opera.
Sono lontani i tempi in cui Caine veniva tra noi come pianista dei gruppi di Dave Douglas e di Don Byron, e per farsi conoscere regalava agli intenditori il primo cd a suo nome (Sphere Music, Jmt, 1993).
Tutto cambiò quando il produttore discografico Stefan Winter notò una citazione mahleriana che nobilitava un suo assolo di pianoforte: gli consigliò subito di lavorare intorno a Mahler come compositore e arrangiatore di jazz e lo convinse. Ma facciamola raccontare a lui.
Caine parla volentieri e non ha nulla dello stereotipo dell’Artista Travagliato. Grande e grosso, ridanciano, con un vocione allegro, abito trasandato e capelli da gianburrasca, sembra più giovane dei cinquant’anni che compie in giugno.
«Mi lasci risalire alla mia adolescenza. Ho avuto due genitori intelligenti e il merito in realtà è loro. Si sono accorti presto della mia disposizione per la musica. Tuttavia non mi hanno forzato a studiarla prima dei dodici anni per non compromettere i miei normali studi scolastici».
«Non ho fatto il conservatorio - continua l’artista -. In compenso sono stato affidato a un insegnante privato, Bernard Peiffer, molto severo ed efficiente, sia per il pianoforte, sia per la composizione. Mi chiedeva una partitura ogni settimana che poi elaboravamo insieme, arricchendola e deformandola. Così ho imparato ad amare i classici e a capire il valore dell’improvvisazione. Ecco perché, quando mi sono affacciato alla professione musicale, ero già in bilico fra la musica classica e il jazz».
Però è stato Winter a consigliarle di intervenire su Mahler.
«Sì e credo di aver lavorato bene: sono stato premiato al Festival Mahler di Dobbiaco che è un ambiente piuttosto conservatore. Dopo, pur continuando a tenere concerti di jazz, mi sono occupato di Wagner, Schubert, Schumann e Bach. Il mio intervento sulle Variazioni Diabelli di Beethoven non è il più recente. Il relativo cd per Winter & Winter è in circolazione da tre anni e nel 2003 ho presentato a Venezia la mia Syndrome sull’Otello di Verdi. Adesso, come ha visto sul mio computer, sto lavorando ad altre cose ancora».
Come sarà strutturato il concerto degli Arcimboldi?
«Posso dirle che tengo molto ad eseguire le Variazioni dal vivo. Ma non mi faccia aggiungere altro. L’elemento sorpresa è importante e poi potrei cambiare qualcosa anche all’ultimo momento».