«Urine e capelli, così farò l’antidoping ai politici»

Anonimato, volontarietà e massima serietà su esami e risultati. Queste le caratteristiche del controllo antidroga per parlamentari e ministri che parte oggi e durerà fino a venerdì. L’iniziativa, unica al mondo nel suo genere, servirà a capire cosa sniffano e fumano i nostri politici. E sarà coordinata dal capo del Dipartimento antidroga di Palazzo Chigi, Giovanni Serpelloni.
Direttore pensa che l’iniziativa avrà successo?
«Noi siamo pronti. Abbiamo allestito due centri sanitari, uno all’interno della Camera uno a Palazzo Chigi e aspettiamo volontari».
Quindi l’iniziativa non è obbligatoria.
«Assolutamente no. Il test verrà fatto su base volontaria. Non vogliamo criminalizzare nessuno. Da questo controllo emergeranno dati che useremo a fini statistici. Al momento dei prelievi non ci saranno troupe televisive. Questo non è uno show. La regola è strettamente sanitaria».
Quindi noi cittadini non sapremo mai chi dei nostri politici fa uso di sostanze stupefacenti?
«Sarà solo il politico, se lo vorrà, a svelare i risultati degli esami. Neppure il laboratorista che esaminerà i campioni conoscerà il nome della persona a cui è stato prelevato il campione. Inoltre, all’interessato daremo un codice per ritirare gli esami. Se lo perde non potrà più ritirare gli esiti».
Che esami sono previsti?
«Il taglio del capelli e l’esame delle urine. Applicheremo le stesse procedure adottate per i lavoratori con mansioni a rischio, come gli autisti di autobus o chi lavora con sostanze tossiche».
Ma dall’urina cosa si può leggere?
«Dipende dal metabolismo individuale e dall’uso individuale della droga. Ma si possono trovare tracce di cannabis usate anche fino a 15 giorni prima dell’esame. La cocaina invece, dopo due o tre giorni non lascia tracce».
Allora è facile fare il test. Si fa astinenza 3-4 giorni e si aggira l’ostacolo.
«Per questo facciamo anche l’esame del capello».
E cosa prova?
«Nei capelli le sostanze durano più a lungo nel tempo. Bisogna prelevare almeno 100 milligrammi di capelli nella zona nucale. Non vanno strappati, ma tagliati alla radice con forbici sterili che saranno a loro volta analizzate. Le sostanze stupefacenti vengono fissate nel bulbo pilifero e seguono il percorso del capello».
Le donne sono più a rischio dunque?
«Esatto. Se ho un capello da 12 centimetri io ricostruisco 10 mesi pregressi di uso di sostanze, con 20 centimetri ne ricostruisco 20 mesi».
Quanto costerà ogni esame effettuato?
«Circa 70 euro a persona. E il costo sarà interamente a carico dell’interessato».
È mai avvenuta questa indagine all’estero?
«No, mai e l’altro giorno dei tecnici americani si sono complimentati con il governo italiano. Hanno definito una scelta coraggiosa. Io gli ho consigliato di parlarne a Obama per applicarla anche da loro».
Su questi esami qualcuno sarà scettico. Sull’urina si posso fare trucchetti.
«Non lo permetteremo. Il prelievo urinario sarà fatto a vista, davanti ai medici. Ho venticinque anni di esperienza e ho scritto un manuale sui trucchi adottati prima del controllo».
Il più usato?
«Diluire l’urina con l’acqua o aggiungere cose strane, sintetiche. Comunque i politici sanno bene che ogni tentativo di falsificazione è perseguibile penalmente».
Che sostanze riuscirete a snidare con questo esame in Parlamento?
«Cocaina, oppiacei come l’eroina, cannabis e anfetamina».
Cosa trovate invece nei controlli che effettuate nelle fabbriche?
«Cannabis e cocaina e in minor parte eroina. Circa il 2% delle persone esaminate risultano positive e vengono mandati in centri di recupero».
Invece i politici che assumono cocaina hanno la lucidità mentale per prendere decisioni?
«La cocaina altera le aree del cervello che coordinano il controllo volontario e che riescono a farci avere tutti gli atteggiamenti di prudenza».
Dunque rischiano di prendere decisioni irresponsabili?
«Tutti i processi di valutazione nel fare e non fare vengono alterati. Qualsiasi persona che usa cocaina non prende decisioni equilibrate. Lo sanno bene alcune multinazionali negli Usa».
E loro che cosa c’entrano?
«Una volta, le società specie quelle finanziarie, tolleravano la cocaina dei loro manager o addirittura veniva incentivata, perché pensavano che i dipendenti lavorassero meglio».
Invece?
«Oggi le multinazionali hanno organizzato delle vere e proprie sessioni per curare i propri manager. Alla base dei tanti crac hanno scoperto che c’era l'uso di cocaina».