Urla e invoca aiuto ma invano Poi lo massacrano a bastonate

S’indaga sulla pista gay Prima dell’omicidio la lite era stata segnalata al 113

Alessia Marani

Massacrato a bastonate, sfigurato con la lama di un coltello, il corpo nudo, lividi ed ecchimosi violacee dappertutto. Così è stato rinvenuto ieri mattina all’alba il cadavere di Paolo Seganti, 35enne comparsa tv, un cammino verso il sacerdozio abbandonato anni fa. Supino, le mani aperte verso il cielo, come se qualcuno le avesse ricomposte prima di lasciarlo a terra morente. La macabra scoperta alle sette del mattino, nel parco del pratone delle Valli, piena Riserva dell’Aniene, proprio a pochi passi dall’ingresso di via Val D’Ala, a Montesacro. Ma la sera prima qualcuno aveva provato a salvargli la vita: Rina L. che abita all’ultimo piano di una palazzina che si affaccia sul fazzoletto di alberi e sterpaglia sente delle urla strazianti. Non è la sola. Pure la signora Isabella, una vicina, si rende conto che qualcosa non va: «Mi affaccio alla finestra - racconta - e vedo un ragazzotto nudo, con indosso solo una maglietta bianca, che barcolla verso la strada e grida invano agli automobilisti di passaggio di fermarsi. Poi grida e lamenti come se stessero torturando qualcuno». Le due donne chiamano il 113 e il 112. Sono quasi le undici, Arrivano un paio di volanti della polizia, poi anche le gazzelle dei carabinieri. Un rapido giro, un agente sale anche su all’interno della chiamante per raccogliere altre indicazioni. Ma niente. Agli uomini di pattuglia non risulta nulla di anomalo. Allarme cessato. «Sono arrivati a sirene spiegate - ricordano le donne - abbiamo sentito immediatamente un fruscio. Probabilmente sono fuggiti, magari finendo il poveretto altrove». Chissà. Fatto sta che Paolo, vestito con canottiera e bermuda, senza soldi e documenti dietro, verso le 19 di domenica saluta la mamma con cui vive al piano terra di uno stabile di via Val Maira, a meno di un chilometro dal luogo del delitto, ed esce di casa. «Mio figlio adora le piante - ha spiegato la madre in lacrime agli inquirenti -. Spesso ne trapiantava qualcuna nel parco, poi andava ad annaffiarla». Una vicina ricorda di averlo visto per l’ultima volta dare l’acqua ai fiori del suo giardino pavimentato: «Erano più o meno le 19 - dice - poi ha preso il motorino». In sella al suo Sh 150 nero Paolo raggiunge il pratone. Ha con sé l’annaffiatoio (che poi gli agenti della scientifica troveranno non distante dalla vittima), alcuni conoscenti diranno di averlo effettivamente visto curare le piantine. Ma più tardi altri lo sentiranno inveire fuori di sé contro qualcuno. Una lite furibonda, insomma, prima della brutale esecuzione. Ma con chi e perché? Il pratone delle Valli da anni è al centro di un’accesa battaglia da parte dei residenti per la riqualificazione: clandestini, tossici, balordi e disperati d’ogni tipo ormai se ne sono di fatto impossessati. Forse la presenza di Paolo dava fastidio a qualcuno? Sotto la sella dello scooter gli investigatori della squadra mobile hanno rinvenuto una bottiglia di whisky quasi vuota. Il ragazzo probabilmente era ubriaco. Ma il fatto che fosse nudo (i vestiti erano lì vicino) lascia aperta un’altra pista: quella del delitto passionale a sfondo omosessuale. Un bell’uomo, Paolo. «Alto, capelli mori, fisico palestrato - lo ricorda Elisabetta, titolare di un negozio d’abbigliamento -. Era impeccabile, sempre educato e ben vestito». Animato da una profonda fede religiosa, era stato volontario e frequentava la chiesa di San Clemente. «Per sette anni ha studiato con l’intenzione di prendere i voti - racconta Don Carlo ai cronisti -, tre anni fa la decisione di entrare nel mondo dello spettacolo». La Scientifica ha trovato il bastone non lontano dal cadavere e il coltello con l’impugnatura di legno ancora sporca di sangue gettato in un cassonetto. Parecchie le impronte, dunque, lasciate dall’assassino. O dagli assassini. Tracce che ora andranno analizzate. Intanto, dall’autopsia si potrà risalire alle modalità esatte dell’omicidio e capire, soprattutto, se la vittima abbia consumato un rapporto sessuale prima di essere ammazzata.