Le urla di Serena «Dovete mangiare m... e stare nudi»

Francesco Guidolin odia le volgarità, ha raccontato a «Il Giornale». Lunedì notte sarebbe sobbalzato, ascoltando Michele Serena. Lombardi penultimi in B dopo l'1-3 con il Cittadella. Espulso Tarana nella ripresa sull'1-1, due rigori contro indiscutibili (uno sbagliato), errori difensivi di Fissore che poi si è gravemente infortunato, il retropassaggio sbagliato da Gervasoni che ha lanciato Iunco verso la doppietta finale. Troppo anche per il mite allenatore del Mantova, 39 anni e una presenza in nazionale. In sala stampa sbotta, di fronte a tv e radio locali. «Mi auguro che ci sia qualcuno che sta ancora mangiando m.... nello spogliatoio. Io stanotte non dormo di sicuro, spero che in tanti non ci riescano».
Si sente tradito dai giocatori più esperti, da chi doveva dare forza ai giovani e invece si è innervosito incappando in errori puerili. Il quart'ultimo posto e i playout sono lontani due punti (l'Albinoleffe però ha una partita da recuperare), l'allenatore biancorosso tuttavia azzarda ancora. «Ci dobbiamo spogliare tutti, come davanti a nostra moglie. Metterci nudi, come dinanzi ai bambini. Neanche gli slip devono rimanere, perché altrimenti ci si può nascondere qualcosa». Metafora singolare, richiamo alle coscienze. «L'anno scorso ci furono tre allenatori, di questo passo ne serviranno tre, quattro, o chissà quanti. C'è gente che dice di impegnarsi ma poi non lo fa davvero». Occhiataccia anche all'intervistatore di Mantova tv: «Anche lei non mi faccia inc...».
Il ds Giuseppe Magalini ha confermato la fiducia al trainer veneziano all'esordio in B, che a giugno ai playout di Prima Divisione salvò i lagunari prima del fallimento. Il presidente Fabrizio Lori lunedì non era allo stadio perché demotivato. La scorsa stagione cominciò Brucato, poi il debuttante Costacurta, dimissionario a beneficio di Mario Somma, che a primavera dopo l'1-0 al Rimini in sala stampa si diresse minaccioso verso un giornalista della Gazzetta di Mantova, lo prese per la giacca conducendolo con sé nella palestra del Martelli. Lo aggredì, lanciò la giacca: «Ti ammazzo, ti stacco la testa». Inspiegabile isterismo, nella città di Virgilio.