Le urne sono lontane, il Parlamento «tiene famiglia»

«El dura minga», «El dura poc», «È già morto», «Non mangia il panettone a Natale» (ha già mangiato la colomba e ora si appresta a mangiare la granita), «Imploderà fra non molto per le sue contraddizioni». Quante parole a vanvera, quanto fiato sprecato. Questi, caro dottor Granzotto, mangeranno 5 panettoni, 5 colombe, 5 granite e forse, se tanto mi da tanto, anche dell'altro. Se come leggo l'ex generale Italo Pappa, il braccio operativo di Visco nell'affare Speciale, è diventato il capo ufficio legale di AirOne, (alla quale il nostro Prodi sta regalando l'Alitalia), fra un po' i Ds potranno dire: «Abbiamo una compagnia aerea». E lo scenario della mangiata di dolci tipici si allunga.


Anch'io mi unii al coro del «dura minga», caro La Licata. E Prodi avrebbe dovuto darmi ascolto sbattendo, con virile fermezza, la porta di Palazzo Chigi. Per non averlo fatto guardi come s'è ridotto: ricorda il personaggio interpretato da Vittorio Gassman nell'episodio «La nobile arte» del film I mostri di Dino Risi. Ricorda? Quel pugile intronato dai cazzotti ricevuti, che seguitava a ripetere, con aria balenga: «E so' contento, so' contento...» (uno che alla presentazione della Cinquecento, il gioiellino Fiat, non sa dire altro che: «Speriamo se ne vendano molte», be’...). Comunque sia, Testa quedra è in liquidazione: deve fare fagotto e lo farà perché ne va di mezzo la dignità, l'onorabilità, dirò di più: la decenza del Paese. Questo però non vuol dire che si andrà alle urne. È imbarazzante, ma da come si stanno mettendo le cose pare proprio che nel Palazzo faccia aggio la massima che Leo Longanesi avrebbe voluto al centro del Tricolore: «Tengo famiglia». Avrà già capito a cosa mi riferisco, caro La Licata, al termine perentorio dei due anni e sei mesi. Ciò significa che per i 945 parlamentari la pensione e i suoi incrementi scatteranno solo il 28 ottobre 2008, San Cirillo, e che se le Camere dovessero sciogliersi anzitempo quelli di prima nomina perderebbero 3.108 euri, buttali via, di pensione mensile e quelli con più legislature alle spalle i relativi scatti fino al tetto di 10mila euri (sempre al mese).
Chiaro come il sole che quello delle pensioni risulta essere un deterrente rispetto al quale lo scudo spaziale fa ridere: pensi, caro La Licata, che Montecitorio ne eroga per 127 milioni l'anno e il Senato per 60. Qualche esempio della pacchia istituzionale: Walter Veltroni, l'uomo della Provvidenza che promette equità retributiva e balle del genere, dal 2005 incassa una pensione parlamentare di 9mila euri che si aggiungono (agli onorevoli deputati e senatori è consentito il cumulo) ai 5.500 dello stipendio di sindaco. Totale: 15mila e 500 euri - 30 milioncini di lire - al mese. Il progressista Giuseppe Gambale detiene il record di parlamentare-pensionato più giovane d'Italia (ha 41 anni) cuccandosi 8.455 euri al mese. Siccome gli parevano pochi, Rosa Russo Jervolino da Posillipo l'ha imbarcato come assessore alla Scuole e alla Legalità (!), incarico retribuito con 4mila euri mensili che vanno a sommarsi alla pensione parlamentare. E Toni Negri? Per farlo uscire di galera, nel 1983 quel bel tomo di Pannella lo fece eleggere in Parlamento nelle liste radicali. Espletate le pratiche, comunicate le coordinate bancarie e ritirate le tessere per viaggiare gratis, temendo di rifinire in carcere Negri si diede alla latitanza in Francia. Ebbene, pur non avendo mai messo piede nell'aula di Montecitorio ha maturato una pensione di 3mila e 108 euri mensili. Capita l'antifona, caro La Licata?