Urne, la tentazione di Silvio

C’è un Paese reale, le sue decisioni, i suoi bisogni. Poi c'è quello virtuale, fatto di salotti, giornali, ambizioni personali, cioè quello che va in scena in queste ore nelle aule del parlamento e nelle stanze della politica. Il primo Paese chiede stabilità, certezze, senso di responsabilità in chi lo governa. Lunedì ci sarà, per esempio, un'asta di Bot, i titoli di Stato che finanziano il debito e tengono in piedi la baracca. I mercati internazionali ci guardano e stanno per decidere se rinnovare la fiducia nell'azienda Italia oppure mollarci come è successo per la Grecia. E che vedono? Un Gianfranco Fini che tradisce il voto dei suoi elettori e si allea con Casini, Rutelli e Lombardo per far cadere il governo o meglio per tenerlo in ostaggio a vita e impedirgli di lavorare. Non è certo uno scenario che invita all'ottimismo. Ma a Fini questo non interessa, a lui interessa solo il Paese virtuale.

In sintesi la vicenda è la seguente. Oggi alla Camera si vota la mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo, sospettato dalla magistratura di far parte della fantomatica P3. Ora, non solo la P3 non esiste, ma nessuna delle accuse ha trovato riscontro. Pdl e Lega hanno deciso di votare contro, Fini e i suoi no. Non solo. Fini ha stretto un patto con Casini, Rutelli e Lombardo, governatore della Sicilia, ex democristiano, ex Udc, quando gli conviene alleato con Berlusconi, altre volte avversario. Parliamo di quattro politicanti di professione. Mai un giorno di lavoro, una vita strapagata con soldi pubblici e passata a brigare nei retrobottega della politica per fregare avversari, amici ed elettori. Potere fine a se stesso. Elettori, da pochi a zero.

I quattro si sono messi insieme per ricostituire la Democrazia cristiana. Grazie al fatto di essere arrivati in Parlamento con i loro partitini trainati (Casini a parte) da Berlusconi e Veltroni, dispongono insieme di una ottantina di deputati. E li gettano nella mischia sperando di ottenere qualche vantaggio personale. Oggi, nel voto su Caliendo, nella migliore tradizione democristiana, si asterranno. Ciò consentirà al sottosegretario di non essere sfiduciato, al governo di non cadere, ma dimostrerà che Berlusconi non ha più la maggioranza assoluta alla Camera, che è di 316 deputati. Con questo giochino centrista infatti i lealisti Pdl più Lega scendono a circa 300, e il voto di oggi lo certificherà.
Obiettivo? Far rosolare ancora un po' Berlusconi per poi, quando avranno brigato ancora un po' con Bersani e soci, farlo cadere e insediare un governo tecnico. La salvezza sta nel Paese reale, cioè nelle urne, che i quattro vogliono evitare a tutti i costi perché sanno benissimo di non avere alcuna possibilità di vincere le elezioni. Basta intrighi e inciuci. Bisogna tornare al voto, subito. Maroni ieri ha messo lì una data: ottobre. E non a caso. Speriamo che Berlusconi rompa gli indugi. Il coraggio certo non gli manca.