Urso: «Italia protetta dalla sua industria»

Il sottosegretario: «L’economia reale ha battuto la finanza da castello di carta»

da Milano

«La crisi di Merill Lynch e Lehman Brothers, in aggiunta ai crac inglesi (immobiliare e assicurazioni) è dovuta alla crisi di una finanza “da castello di carta”, basata esclusivamente sui servizi, senza quindi quei fondamenti che solo una filiera industriale possiede». Il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, assicura che l'Italia non verrà sfiorata dal ciclone finanziario.
Onorevole Urso, ci spieghi perché.
«Negli anni passati erano in molti a sostenere che l'Italia avrebbe dovuto rinunciare al suo sistema industriale perché le nuove industrie del mondo sarebbero nate in Cina, India, magari in Vietnam. In sostanza noi avremmo dovuto andare a ruota del sistema anglo-americano: abbandonare l'industria per la finanza e i servizi. E invece è arrivata proprio la crisi finanziaria che nessuno si aspettava, ma che era nella logica delle cose. È un virus finanziario-immobiliare, ma immobiliare in quanto finanziario, uno tsunami con epicentro nella costa orientale dell'Atlantico, che sta arrivando in Europa e che non a caso ha già colpito la prima centrale finanziaria europea, la Gran Bretagna».
Quindi ha vinto la Vecchia Europa, quella che non ha ceduto alla grande tentazione...
«Sì. E guarda caso, proprio Germania e Italia sembrano resistere meglio. È ovvio che anche noi risentiremo della crisi perché sono in crisi i nostri principali clienti occidentali. La crisi dei consumi porta a un rallentamento del nostro export verso gli Usa, il Giappone e il Regno Unito. Le nostre esportazioni, tuttavia, crescono in maniera sostenuta nei mercati dei Paesi emergenti: Russia, Cina, Brasile, Paesi del Golfo. Prendiamo il sistema tessile-moda, dato per spacciato qualche anno fa: cresce vertiginosamente in Russia e Cina (+ 6% nel primo semestre, ndr). Il made in Italy è immune proprio perché si basa su piccole imprese e piccoli numeri che fanno la differenza. Che sommati creano quella massa critica che permette al nostro export di reggere la sfida, di essere in termini assoluti il secondo Paese esportatore in Europa dopo la Germania. Infatti il Wto certifica che l'Italia, dopo la Germania, è il sistema industriale dell'Ocse più competitivo su scala globale».
E le nostre banche?
«Sono quelle che ne risentiranno di meno, perché il nostro sistema si basa essenzialmente sul risparmio dei privati. Oggi è arrivata la consacrazione del sistema industriale. Mentre le cicale finanziarie cantavano le lodi di quel sistema che oggi è in crisi irreversibile, le nostre formiche, che operavano in settori decotti, come il tessile, l'abbigliamento, le calzature, gli occhiali, l'arredo, macchine e beni strumentali, hanno saputo resistere e rinnovarsi. L'economia reale si sta prendendo una solenne rivincita sull'economia finanziaria e sulla crescita senza risparmio di quei Paesi che erano stati proposti come modelli di riferimento».
Ma questo come si consolida?
«Con grande responsabilità. Questo governo sta affrontando seriamente i tre nodi strutturali del Paese: infrastrutture, energia, efficienza della pubblica amministrazione. Solo così l'Italia sarà una squadra di calcio che potrà vincere anche in casa. Per ora vinciamo in trasferta, nelle sfide globali».