Urso: «Libro bianco sul nodo tariffe»

da Milano

L’Italia punta a raggiungere nel prossimo vertice Wto di Hong Kong, in programma da domani, un accordo «minimalista» per evitare un nuovo fallimento. È la posizione ufficiale del governo italiano rappresentato a Hong Kong dal ministro delle Attività produttive Claudio Scajola e dal viceministro con delega al Commercio estero Adolfo Urso. In ogni caso l’Italia, nel contesto comunitario, può ritenersi sostanzialmente soddisfatta dei risultati fin qui raggiunti.
Il negoziato di Hong Kong «non può fallire»: è la parola d’ordine. Occorre perciò cercare con tutti i mezzi un’intesa. In caso contrario l’Italia, insieme all’Europa, deve essere «anche pronta ad accordi bilaterali». Urso traccia le priorità del Paese e mette in guardia sui rischi di un nuovo fallimento dopo quelli dei precedenti round negoziali. «Al commissario Peter Maldenson e al direttore del Wto, Pascal Lamy - dice - presenteremo un libro bianco per l’abbattimento degli ostacoli tariffari con l’elenco degli Stati e del tipo di ostacoli agli scambi che non cessano di applicare. Paesi come Cina, India, Brasile, Giappone ma anche Stati Uniti, Canada e Australia. Su questo fronte, indipendentemente dai progressi che si potranno fare con l’attuale round, si può agire all’interno del Wto e noi siamo decisi a chiedere pari condizioni commerciali. Non aspettiamo miracoli, ma qualche passo avanti. Mi attendo un’intesa realista su un documento che ci permetta di marciare su singoli capitoli negoziali. Sull’agricoltura e sulla riduzione delle tariffe industriali e sulle facilitazioni commerciali - aggiunge Urso - non mi attendo niente se non che passi il principio della doppia velocità della liberalizzazione per chi sia disposto a starci».
Altro discorso è lo sviluppo delle aree povere: «Spero - conclude Urso - che le concessioni unilaterali che ha fatto l’Europa, aprendo il suo mercato a tutte le merci dei 50 Paesi meno avanzati, armi escluse, possano essere fatte proprie non solo da Stati Uniti e Giappone ma anche da Brasile e India. Sarebbe un segnale molto positivo. Non possiamo permetterci di fallire un’altra volta».