Urso: «La sinistra antieuropea sta danneggiando l’economia»

L’ex viceministro rilancia le proposte di An: utility, banche e trasporti vanno riformati

da Roma

Onorevole Urso, oggi parte la conferenza di Brescia: An illustra i suoi progetti di riforma. Ora che il governo Prodi vuol far partire la «fase due»?
«Il fatto è che non ci sarà mai una “fase due” da parte di questo governo. Prevarrà sempre l’ala massimalista della sinistra che ha una visione negativa dell’impresa e del mercato e che è capace solo di smantellare le nostre riforme. Tocca al centrodestra farsi carico di questo compito incalzando il governo in Parlamento e realizzandole negli enti locali dove governiamo».
Qualcuno potrebbe obiettare che sono solo le proposte di An e non di tutto il centrodestra.
«È un’iniziativa che si inserisce pienamente nel solco delle riforme realizzate nei cinque anni di governo e del programma elettorale scritto insieme. E che dobbiamo aggiornare per porre rimedio ai danni che la sinistra ha provocato. Noi parliamo al sistema-Italia e vogliamo farlo insieme ai nostri alleati».
Si può quindi fare un breve quadro della situazione.
«Le piccole e medie imprese, che si erano illuse di poter stringere un patto con l’Unione, si sono rese conto di come questa sinistra sia antieuropea. Pensiamo alla procedura di infrazione annunciata dall’Ue per Autostrade-Abertis, pensiamo alla controriforma del sistema tv di Gentiloni in contrasto con le norme europee e censurata da Catricalà e pensiamo alla logica statalista che si espande a livello municipale. E il ddl Lanzillotta rischia di fare la marcia del gambero».
Il documento di An ha invece 3 chiari riferimenti europei: Sarkozy, Cameron e Merkel.
«Approfondiamo quanto di comune ci sia tra noi. In Francia Sarkozy ha denunciato le conseguenze nefaste della cultura del ’68, mentre in Italia quella stessa cultura ha portato al governo gli epigoni di quella strisciante eversione. Cameron sta rinnovando i Conservatori recuperando il richiamo alla socialità. Merkel ha lanciato una sfida: costituire un’area economica euroamericana, una politica che favorirebbe il made in Italy».
Il pallino ce l’ha in mano il governo con il Bersani-bis.
«Molto fumo e niente arrosto: si colpiscono alcune categorie deboli con ricadute di poco conto per i consumatori. Restano inalterati i grandi monopoli. Proponiamo invece di intervenire su banche, trasporti e utility»
E della Bicamerale sulle liberalizzazioni cosa pensa?
«Personalmente sono favorevole perché ritengo possa diventare il cavallo di Troia per questo governo. Dovrà uscire allo scoperto».
Sulla riforma delle Authority anche la Corte dei Conti si è mostrata scettica.
«Non vorrei passasse per semplificazione una mera occupazione e sottolineerei la moltiplicazione dei costi».