Urso: «Al Wto l’Italia vigila No a cambiali in bianco»

da Ginevra

Settimana cruciale per il commercio mondiale e per il futuro dell’agricoltura e dell’industria italiana quella iniziata ieri a Ginevra. L'Europa mostra i muscoli e affida un ampio mandato di mediatore al commissario Ue, Peter Mandelson. Quel che è certo, a detta di Adolfo Urso, sottosegretario allo Sviluppo Economico e negoziatore per l’Italia al Wto, è che il nostro Paese «sarà vigile sul negoziato nei confronti della politica aggressiva dei Paesi emergenti. Non siamo disposti - ha aggiunto Urso - a firmare cambiali in bianco. L'Europa ha già scoperto tutte le carte con un’offerta generosa, ha già dato molto e forse troppo. Adesso spetta agli altri fare la loro parte, Usa e Paesi emergenti in particolare. Il momento di verità dovrebbe essere venerdì». Da Roma gli ha fatto eco il ministro per le Politiche agricole, Luca Zaia: «Non sanciremo la morte per eutanasia della nostra agricoltura in un momento in cui la capacità di approvvigionamento alimentare di uno Stato è strategica per il suo sviluppo economico».
C’è di più. I lavori di Ginevra possono saltare su una buccia di banana, come a Cancun saltarono su un filo di cotone. Spagna e Francia, infatti, produttrici di banane nei Paesi d'Oltremare, insistono perché i dazi vengano ridotti ma non cancellati. «L'Italia ha presentato la sua linea del Piave - ha aggiunto Urso - e l’Europa ha tutte le carte in regola, ha un piano ben preciso per ottenere la riduzione delle tariffe in agricoltura e nell’industria. Non fanno altrettanto Paesi come Cina, India e Brasile che stanno assumendo in queste ore una posizione di chiusura, soprattutto nel dossier della riduzione delle tariffe industriali. E di certo non aiutano a fare passi in avanti. L'Europa non si sente affatto sul banco degli imputati. Ha già concesso tanto e i Paesi emergenti devono assumersi le proprie responsabilità, devono giocare a carte scoperte, altrimenti saranno i responsabili del fallimento di questo Doha Round. Cina, India e Brasile oggi giocano invece sulle ambiguità delle tariffe consolidate al Wto che sono diverse da quelle applicate, in genere molto più basse, per provare a vendere fumo invece di proporre riduzioni effettive. Mentre Europa e Paesi dell’area Ocse hanno accettato di ridurre picchi e barriere tariffarie, India e Brasile, alla guida del G20, non solo non intendono ridurre i loro dazi, ma pretendono flessibilità con la possibilità di mantenere le protezioni su settori come auto, chimica, macchinari, agroindustria e abbigliamento. In pratica quei comparti produttivi in cui eccelle la nostra produzione. Ecco perché l’Italia sarà vigile. Non firmeremo nessuna cambiale in bianco».
Intanto sul tavolo di Ginevra c'è la proposta di ridurre i dazi al 60% (dal 54% proposto dai francesi). Questo è il fatto positivo della prima giornata dei lavori del Doha Round nel quadro dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), con il difficile obiettivo di sbloccare il negoziato che va avanti da oltre sette anni. Non è molto, ma di certo un passo avanti.
Lo scorso venerdì a Bruxelles il ministro francese per il Commercio, Anne-Marie Idrac, aveva sottolineato che «i margini di manovra per l’Ue sono esauriti» e che «gli europei non possono andare oltre». I lavori del Doha Round proseguiranno fino a domenica, forse con un’appendice a lunedì prossimo, quando si tratterà di sottoscrivere un accordo o far saltare il tavolo in attesa del prossimo Wto.