«A Usa ’94 il furto non ci riuscì»

Beppe Signori ricorda il rocambolesco secondo posto dietro al Brasile

Paolo Brusorio

nostro inviato a Bologna
Poteva essere il mondiale di Maradona, ma troppa efedrina nella pipì mandò a casa El Pibe in anticipo. O quello di Roberto Baggio, ma un rigore maledetto (e un muscolo sfilacciato) spedì sopra la traversa i sogni del Codino e dell’Italia. Così, Usa ’94 diventò, tanto per cambiare il mondiale del Brasile. Il più operaio della storia con un cobra in attacco: Romario. Stadi del football americano, campi sintetici. L’erba gliela mettono sopra, l’umidità è da foresta amazzonica, gli orari di gioco da suicidio e da diktat televisivo. Mezzogiorno di fuoco. Gli arbitri inaugurano la divisa a colori. La Colombia non passa il turno anche per un’autorete del difensore Escobar che per questo verrà ucciso al suo ritorno. Il ct azzurro è Arrigo Sacchi: o con lui o contro di lui. Per un sondaggio l’84% degli italiani è contro. Franco Baresi si fa male alla seconda partita: menisco. È il 23 giugno. Sarà in campo il 17 luglio per la finale. Sacchi lascia a casa Gianluca Vialli che soffia sul fuoco («tiferò Brasile») e convoca Beppe Signori, bomber della Lazio.
«Tra loro c’era incompatibilità, così le mie responsabilità aumentavano. Ma Sacchi andava avanti per la sua strada».
Che era?
«Per esempio quella di farci vedere ogni sera la cassetta con gli allenamenti del giorno. Aveva fatto montare una postazione con telecamera per filmare tutte le sedute. Ripensandoci ora, rivedersi era un’ottima cosa, ma allora quelle riunioni erano noiosissime».
Chi era il leader della nazionale?
«Baresi. Anche da infortunato. Vederlo lavorare con grande intensità tutti i giorni, è stato un grande stimolo per noi».
Esordio con l’Irlanda: 1-0 per loro. Parliamone
«La svolta. Abbiamo meritato di perdere e non potevamo più sbagliare. Nell’intervallo cambiai le scarpe azzurre, avevo capito che avrebbero portato male».
Nel frattempo venne squalificato Maradona: sorpresi?
«No. La Fifa aveva chiuso un occhio pur di avere Diego al mondiale. Poi, capito che l’Argentina poteva andare avanti, decisero di intervenire. È stata la classica americanata».
Norvegia: 1-0 (Dino Baggio). Pagliuca espulso, Sacchi toglie Roberto Baggio («ma questo è impazzito» è il labiale del Codino): benzina sul fuoco. Poi il pareggio col Messico (1-1, Massaro). Ripescati. E la Nigeria agli ottavi. 2-1 per l’Italia, Baggio al minuto 88 e nei supplementari. Torniamo a quel 5 luglio, a Boston.
«Si giocava alle 13. Preriscaldamento alle sette del mattino e nonostante fossimo lì da un po’ di tempo, a certi orari non eravamo per nulla abituati. I nigeriani andavano più di noi. E quando Zola, entrato al mio posto, fu espulso dal messicano Brizio Carter, eravamo sicuri di tornare a casa. Dissi a Casiraghi: “Chissà ora che cosa ci aspetta in Italia”. Poi successe l’imponderabile».
Quell’incontro fu la svolta anche per lei
«Non ce la facevo più. Sacchi mi schierava tornante di fascia. Stavo scoppiando. Allora un giorno lo presi da parte e gli dissi che in un’altra posizione avrei potuto rendere di più. Magari da seconda punta, altrimenti... ».
Altrimenti?
«Avrei preferito non giocare. Più o meno, il concetto era questo».
Pentito?
«Per inesperienza e presunzione ho sbagliato i tempi di quell’uscita. Mi sono tagliato le palle da solo: avrei dovuto giocare anche nel ruolo sbagliato. Così, invece, rimasi sempre in panchina. Dove, almeno c’erano aria condizionata e gli spruzzi d’acqua contro il gran caldo».
Scampato il pericolo, che aria tirava quella sera in ritiro?
«Andammo a dormire prestissimo. In tv c’era la caccia a O. J. Simpson: quello era il nostro passatempo».
Altri coriandoli dal ritiro?
«La gabbia che aveva fatto montare Sacchi. Le zanzare e le partite a bocce con Marchegiani, Casiraghi, Mussi e Bucci».
I due Baggio con la Spagna nei quarti (2-1); il doppio Codino con la Bulgaria in semifinale (altro 2-1): finale col Brasile a Pasadena.
«Prima della partita Whitney Houston cantò dal vivo, una sensazione bellissima. L’incontro non fu granché, il Brasile ebbe un paio di occasioni, alla fine provammo a fare il furto, ma non ci riuscimmo».
I rigori: segnano Albertini ed Evani. Sbagliano Baresi, Massaro e Roberto Baggio. Qualcuno si tirò indietro?
«Nessuno. Hanno tirato i cinque prescelti. Piuttosto la chance dei rigori ce la si poteva giocare meglio».
In che senso?
«Preso dalla trance agonistica, secondo me Sacchi si dimenticò che in panchina aveva me e Zola, due specialisti dei rigori. Uno di noi due sarebbe anche potuto entrare».
Ma entrò Evani che fece gol e il terzo cambio era ammesso solo per il portiere. Fu un finale di pianti, che cosa vi disse il ct?
«Che le lacrime erano inutili. Avremmo dovuto piangere se fossimo usciti prima».
Il migliore giocatore del mondiale?
«Romario e Baggio su tutti».
(11. continua)