In Usa accordo sul mega-piano E il Benelux salva la banca Fortis

da Milano

I governi entrano in campo contro la crisi dei subprime, in America come in Europa. Non senza difficoltà: solo dopo una notte di trattative, il Congresso Usa ha trovato l’accordo per presentare 106 pagine di proposta di legge (sarà votato oggi alla Camera, mercoledì al Senato) che danno al Tesoro americano l’autorità di accedere immediatamente a 250 dei 700 miliardi previsti dal piano per il salvataggio di Wall Street. È l’intervento più massiccio di Washington sui mercati dalla Grande Depressione degli anni Trenta. «La festa a Wall Street è finita», ha annunciato la «speaker» della Camera, Nancy Pelosi.
Dall’altra parte dell’Oceano, Belgio, Olanda e Lussemburgo entrano nel capitale del gruppo bancario Fortis, travolto dai subprime, immettendo nelle sue casse 11,2 miliardi. Lo ha deciso, in una riunione fiume, il governo belga dopo un Consiglio dei ministri «aperto» a Olanda, Lussemburgo e Bce. Ciascuno dei tre Paesi prenderà una partecipazione del 49% della banca nel proprio territorio, mentre Ing rileverà le attività di Abn Amro detenute da Fortis per 10 miliardi.
Confermate anche le dimissioni del presidente di Fortis, Maurice Lippens.
Oltremanica, il governo britannico è pronto a nazionalizzare, come già per Northern Rock, anche Bradford and Bingley (B&B), la banca specializzata in mutui per la casa: il settore risparmi sarà ceduto alla spagnola Santander, secondo la Bbc. Anche un’altra banca specializzata in mutui, la tedesca Hypo Real Estate, è sull’orlo del fallimento, secondo il Financial Times Deutschland, nonostante alcune banche private tedesche tentino «febbrilmente» da diversi giorni di trovare una soluzione.
Solo l’apertura delle Borse di Tokio e Hong Kong, comunque, seguita da quelle europee e infine da Wall Street, dirà se il maxi-piano messo nero su bianco dal Congresso sarà stato accolto come una rassicurazione sufficiente. La manovra per salvare «Main Street», ovvero tutti gli americani e non solo i banchieri, come ha detto il leader repubblicano Judd Gregg, dà piena autorità al ministro del Tesoro, Henry Paulson, di investire fino a 700 miliardi per acquistare asset a rischio dal sistema finanziario, con una prima tranche disponibile subito di 250 miliardi.
Il Tesoro ha anche l’opzione, in alcune circostanze, di assumere il controllo delle società che partecipano al piano, i cui manager non potranno accedere a buonuscite d’oro. La legge prevede, inoltre, la creazione di un board di supervisione che includerà Fed, Sec, il direttore della Federal Home Finance Agency ed esponenti dell’amministrazione Bush.
Intanto, per un approfondito esame degli ultimi sviluppi della situazione finanziaria internazionale e dei suoi effetti sui mercati, si riunirà oggi ad Amsterdam il Financial Stability Forum, presieduto dal governatore di Bankitalia, Mario Draghi.
Dall’incontro uscirà un rapporto da presentare alla prossima riunione del G7 in ottobre sullo stato di attuazione delle raccomandazioni anti-crisi fatte lo scorso aprile proprio dal Fse. Il vertice sarà anche l’occasione per valutare la situazione del sistema bancario del Vecchio Continente sempre più esposto alle conseguenze dei mutui «tossici» che hanno travolto la grande finanza americana. Come ha dimostrato il frenetico weekend, in cui le autorità politiche e bancarie di Belgio, Olanda, Lussemburgo e Francia sono rimaste costantemente in contatto e anche la Bce è scesa in campo, finché lo scatto di un bravo fotografo ha rivelato alla stampa la soluzione: la bozza di un documento del Consiglio dei ministri belga, nelle mani di Filip Dierckx, nuovo ad di Fortis, è stata infatti vista e prontamente immortalata da un fotografo dalla agenzia Photonews e poi acquistata da Reuters.