Usa, arrestato senatore anti gay. Abbordava uomini nelle toilettes

Prima si è dichiarato colpevole, ora è pentito del gesto, sostiene di essere vittima di un fraintendimento. Intanto Larry Craig, senatore repubblicano, 62 anni, a capo del team che sta sostenendo la corsa alla Casa Bianca dell’ex governatore del Massachusetts, Mitt Romney, è finito in una bufera che lo ha già costretto a dare le dimissioni da responsabile della campagna elettorale in Idaho del leader mormone vincitore delle primarie americane nell’Iowa.

Una brutta storia quella in cui è finito Craig, una storia quantomeno imbarazzante per un uomo sposato e padre di tre figli. La vicenda risale all’11 giugno scorso, ma solo ieri è emersa, finendo sulle pagine di tutti i giornali statunitensi e rimbalzando sui media internazionali. Perché il senatore che si è sempre battuto contro i diritti degli omosessuali, uno dei paladini delle battaglie anti-gay negli Stati Uniti, ormai già al terzo mandato, è stato arrestato a metà giugno dopo aver abbordato un poliziotto sotto copertura nel bagno del Minneapolis International Airport. Dopo l’arresto, anche l’ammissione di colpevolezza per «condotta disordinata e trasgressiva». Lui ora si difende: «Al momento dell’incidente, ho avanzato le mie lamentele alla polizia, perché stava male interpretando i miei gesti. Non mi sono macchiato di alcuna condotta inappropriata e non avrei dovuto dichiararmi colpevole, ma volevo chiudere il caso», ha detto il senatore.

In verità, secondo la ricostruzione della polizia, in un primo momento confermata dal senatore che ha anche pagato una multa di 575 dollari, Craig è entrato in una delle toilette dell’aeroporto immediatamente dopo l’ingresso di un poliziotto in borghese che indagava proprio sugli incontri a luci rosse nei bagni dello scalo.

Secondo il rapporto della polizia aeroportuale, il senatore avrebbe allungato il piede da sotto il divisorio del bagno e poi cercato il contatto della mano con l’agente in incognito. Immediatamente sono scattate le manette. E a nulla è valso il tentativo del senatore di mostrare il tesserino da parlamentare e di lanciarsi in un: «e di questo che ne pensi?», tentando così di tirarsi fuori dalla vicenda facendo pesare il suo ruolo. Dopo l’ammissione di colpa, Craig è stato condannato a dieci giorni di lavori socialmente utili, ma è riuscito a ottenere la condizionale e a cavarsela con il pagamento di una multa.

Ora, però, lo scandalo, oltre che pesare sulla carriera del senatore Craig (25 anni di onorata presenza al Congresso) rischia di trasformarsi in un boomerang mediatico per i repubblicani. Anche perché il senatore si è sempre battuto contro i matrimoni omosessuali, aveva firmato la legge per la difesa del matrimonio tradizionale e si era opposto alla legge che avrebbe esteso la protezione speciale ai gay vittime dei cosiddetti «hate crime», i crimini razziali contro gruppi religiosi, etnici o sessuali.

Già nel 1980, in realtà, qualcuno aveva sospettato dell’omosessualità del senatore e l’anno scorso un attivista gay aveva rincarato le accuse, sostenendo di avere parlato con uomini che avevano intrattenuto incontri sessuali con il senatore. Craig aveva definito «ridicole» le illazioni del rappresentante della comunità omosessuale americana.

A un anno dalle elezioni per la scelta del prossimo presidente americano, gli Stati Uniti scoprono un altro scandalo sessuale destinato ad influenzare la campagna elettorale in corso, specie la corsa dei repubblicani per la vittoria, da molti considerata impervia. E c’è da scommettere che non sia un caso che la vicenda scandalosa del senatore sia venuta fuori proprio in questi giorni, nonostante l’episodio di per sé risalga a circa due mesi fa.

Non è la prima volta che membri del Congresso sono coinvolti in scandali sessuali dello stesso genere. Qualche tempo fa è stato scoperto che David Vitter, senatore repubblicano della Louisiana, anche lui difensore della famiglia, frequentava prostitute di alto bordo a margine del suo lavoro da parlamentare a Washington.