Usa, ballano la «haka» e vengono scambiati per teppisti e caricati dalla polizia

Dopo una gara di football americano tra licei in piccola città dello Utah, una parte del pubblico di origine polinesiana aveva festeggiato i propri beniamini con la tipica danza Maori fatta di urla e smorfie molte aggressive. Arrivano gli agenti, credono vogliano aggredire i tifosi avversari e li disperdono con gas urticante al peperoncino

Ballano la «haka», tradizionale danza Maori, in una cittadina dello Utah per tirar su di morale i propri giocatori appena sconfitti in un incontro di football americano e vengono caricati dalla polizia che li crede teppisti. Qualche decina di tra parenti e amici, americani di origine polinesiana, avevano appena inscenato il solito «rito» davanti allo stadio della piccola cittadina di Roosevelt nello Utah, quando sono arrivati due agenti che li hanno dispersi usando gas al peperoncino. La cosa finisce sui giornali locali, le vittime pretendono le scuse e il comando di polizia annuncia l'apertura di un'inchiesta.
Roosevelt è un minuscolo centro di poche decine di migliaia di anime, nel nord est degli Usa. L'altro giorno si giocava «Union» contro «Uintah», gara tra licei, e decine di parenti e amici dei giocatori, partiti da Salt Lake City, si erano fatti 200 chilometri per vedere giocare i propri ragazzi. Un partita importante perché la loro «Union» aveva sempre perso e questa gara concludeva il campionato: vincere era pertanto indispensabile per non restare a 0 punti. Come di fatto è capitato.
Ma niente paura, i tifosi, tutti di origine polinesiani, hanno pensato bene di accogliere i giocatori con la «haka» Maori, resa famosa dalla nazionale neozelandese di rugby degli All Black, buona un po' per tutte le occasioni. È infatti una danza che esprime il sentimento interiore di chi la esegue e può avere molteplici significati. Non solo danza di guerra o intimidatoria, come spesso erroneamente considerata, può voler anche essere una manifestazione di gioia, di dolore, una via di espressione libera che lascia a chi la esegue momenti di libertà nei movimenti. Comunque tende a impressionare, come si può ben vedere dall'esibizione degli All Blacks che davanti agli avversari roteano e spalancano gli occhi, digrignano i denti, mostrano la lingua, si battono violentemente il petto e gli avambracci. Il tutto per dare prova di potenza e coraggio, che si ricollega allo spirito guerriero dei Maori.
E così mentre il membro più anziano della comunità, come impone il rituale, accennava alle prime parole della litania fuori dallo stadio di Roosevelt ecco arrivare una macchina della polizia che li accusa di impedire l'uscita dei giocatori e degli arbitri. I polinesiani replicano che stanno solo ballando senza dar fastidio a nessuno, circostanza confermata anche dal resto del pubblico. Ma gli agenti tirano immediatamente fuori gli spray urticanti al peperoncino e disperdono la folla, composta di adulti ma anche molti ragazzi.
Il giorno dopo l'episodio finisce sui giornali locali, con accuse più o meno esplicite di «brutalità» e «reazione sproporzionata». La polizia replica che l'episodio sarà oggetto di un'inchiesta ma che comunque i polinesiani non avevano obbedito all'ordine di smettere di ballare e di allontanarsi dallo stadio. Rimane il dubbio che semplicemente gli agenti intervenuti non avessero mai sentito parlare di «haka» ne tanto meno visto la danza e abbiano quindi scambiato gli urlacci e le terribili smorfie dei polinesiani per un tentativo, reale, di aggredire i tifosi di casa.